Vita di paese
Chiara era nata in un piccolo paesino di montagna e già da bambina sognava di trasferirsi in città. Elena, la sua migliore amica, aveva lo stesso desiderio e insieme trascorrevano ore ed ore a raccontarsi come sarebbe stato bello un giorno andare ad abitare in una grande metropoli. Sognavano ad occhi aperti, si vedevano girare per le vie del centro a fare shopping e soddisfare ogni desiderio. Adoravano fare acquisti ma nel loro paesino c'erano veramente pochi negozi, soprattutto botteghe artigiane e per togliersi qualche sfizio dovevano aspettare l'ultima domenica del mese quando c'era il mercatino nella piazza paesana. Loro speravano un giorno di poter fare acquisti in una vera boutique, come avevano sempre visto fare nei film americani ma erano ancora troppo piccole per poter viaggiare da sole. D'altronde i loro genitori erano sempre così impegnati a lavorare nei campi che non gli balenava proprio l'idea di accontentare le due fanciulle ed accompagnarle in città. Sognavano di uscire tardi la sera, di andare a ballare in discoteca e fare le ore piccole perché nel paese l'unico divertimento era il cinema all'aperto, ma solo d'estate. Giorno dopo giorno alimentavano questo loro desiderio, immaginavano di conoscere ogni angolo più segreto della città, amavano l'arte e la storia antica per cui sognavano di visitare quante più mostre potevano. Immaginavano una vita piena, ricca di impegni, con tante cose da fare e da scoprire. Quell'estate andò a fare visita alla propria nonna, Celeste, una ragazza di quindici anni, proprio come Chiara ed Elena che veniva dalla città tanto desiderata.
Le tre adolescenti iniziarono a conoscersi, a stringere una bella amicizia e a raccontarsi ogni giorno la propria vita. Qui iniziarono le sorprese, Celeste non sembrava poi così felice di vivere in una grande città. Si lamentava di tante cose che loro non avevano neanche pensato, del traffico cittadino, dello smog, dei mezzi di trasporto ma soprattutto non riusciva a capire come in un quartiere come il suo la gente si incontrava e neanche si salutava. Ecco, questo era il punto centrale, Celeste non capiva come si potesse essere così vicini eppur così lontani, non amava il clima di totale indifferenza nei rapporti e la
superficialità nei legami. Celeste metteva a confronto la sua esperienza fino ad allora con la vita paesana e notava come ci fosse più calore ed attenzione tra le persone in un piccolo centro dove si conoscevano tutti per nome. Sottolineava alle due ragazze come l'aria era più pura e frizzantina e il cibo più genuino,
come era bello aprire le finestre al mattino e vedere la natura a darti il buongiorno, come i ritmi fossero più naturali, niente stress o corse per arrivare in orario agli appuntamenti. Col trascorrere dei giorni Chiara ed Elena vedevano Celeste così contenta di stare in visita dalla nonna che iniziarono a vedere tutto sotto una diversa ottica.
Forse lei ha ragione, si dicevano, e cominciarono con l'apprezzare di più il luogo dove erano nate. L'estate stava volgendo al termine e le tre amiche si fecero una promessa: Celeste, troppo entusiasta dell'esperienza sarebbe tornata a trovare la nonna anche l'anno seguente e Chiara ed Elena sarebbero state ospiti di Celeste che le aspettava a casa sua per farle scoprire la bellezza della città. Così tutte e tre realizzarono i propri sogni colorando le grigie giornate autunnali nell'attesa di vivere le esperienze che ciascuna aveva più a cuore. In questo modo impararono ad apprezzare maggiormente quello che già avevano oltre al dolce gusto dell'attesa di un qualcosa di piacevole che donava alle fanciulle tanta serenità e gioia.
Sono nata a Roma nel febbraio del 1969. Scrivo per ascoltare e far parlare la mia anima, il mio cuore, per trasmettere e comunicare. Credo che la poesia sia un’ottima forma di condivisione di pensieri, sensazioni, emozioni, vita vissuta o solo sognata. Mi infonde gioia il pensare di poter condividere tutto ciò attrave
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Un racconto che fa riflettere, brava!...Ciao. (Cinzia Gargiulo)
Complimenti Paola, da divulgare a giovani e adulti (Lilly C Arcudi)
Commenti (3)
Nella vita nessuno è mai contento di ciò che ha. Se ognuno imparasse ad apprezzare quello che possiede saremmo tutti più felici, invece... <br/> In ogni caso la vita di paese è come si evince dal racconto più traquilla ed i rapporti sono più genuini, in città al contrario ci sono dei mega condomini dove la gente neanche si parla, il più delle volte si limita ad veloce ed impera la solitudine. L'ideale sarebbe vivere un po' di mesi all'anno in un piccolo paesino ed un po' in città ma è praticamente impossibile per tanti motivi. Forse dovremmo imparare tutti ad essere più attenti agli altri ovunque si viva e dovremmo vedere il positivo della situazione che viviamo ricavandoci ogni tanto spazi di evasione. <br/> Racconto scorrevole, apprezzato.
un racconto che deve far riflettere specialmente noi genitori ... trasmettere ai figli i valori di una vita semplice e non sottomessa dal caos quotidiano è un primario dovere... anche di piccole cose si può gioire e sperare in qualcosa di più gradevole non deve essere mai obbligatorio, ma deve essere una dolcissima conquista... gradevole e scritto bene questo racconto manda a tutti noi lettori un messaggio importante e profondo
Piacevole racconto dal contenuto significativo. Un messaggio semplice e genuino riporta il lettore ai valori della vita spesso dimenticati. Accontentarsi di ciò che si ha, apprezzare la natura, il calore della gente, raggiungere un obiettivo con l'attesa e il sacrificio, vivere le piccole cose rende felici. Piaciuto tanto.



