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Sociale e Cronaca 10 luglio 2013 · lettura 4 min · 1478 letture

Ritornare a Gibellina

Sara Acireale 35 racconti pubblicati
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È ancora una volta ferragosto, Cristina guarda il lungo tavolo apparecchiato sulla spiaggia. Anche quest'anno i fuochi artificiali saluteranno la fine dell'estate e lei li guarderà mentre cenerà seduta a quel tavolo enorme. Le persone che ceneranno con lei non saranno più le stesse, gli anni che sono trascorsi le hanno spazzate via. Altre persone, invece, hanno cambiato aspetto, non sono più quelle di prima...
La sua vita è stata scandita da anni particolari che sono finiti il 15 di agosto e sono iniziati il 16 dello stesso mese.
Si sente triste, ha sempre necessità di una buona dose di coraggio per partire, alla fine delle vacanze, e tornare in quella fredda e grigia città del Veneto dove è costretta a vivere e lavorare. Questa sera però ha bisogno d'allegria, di colore, del suo mare, del calore della gente del Sud. Questa sera si lascerà cullare dal sussurro del suo mare siciliano che, quasi immobile, lambisce la riva. Il primo scoppio, che annuncia l'arrivo dei fuochi d'artificio, fa alzare in volo numerosi gabbiani.
Un enorme ombrello bianco, che diventa rosso, poi verde, poi ancora bianco, lascia piovere tante stelline d'oro e le fa dimenticare i tristi pensieri... La notte si accende dei colori dei giochi d'artificio, anche il mare si illumina e vive dei loro bagliori mentre, come per magia, tutte le altre luci si spengono.
Prova una grande gioia, quasi felicità, avverte che il livello di adrenalina sta salendo dentro di lei, paura e entusiasmo si alternano. Vorrebbe che questa valanga di sensazioni non finisse mai. Chiude un attimo gli occhi, soltanto un attimo.

Attraverso gli occhi chiusi le viene incontro un'immagine che lei subito riconosce: è una scala di circa 20 gradini, una scala particolare, di legno. Dove finisce l'ultimo gradino c'è una porta marrone, chiusa. In fondo alla scala c'è un'altra porta. Fuori è notte, la scala è nell'oscurità. Cristina è seduta su un gradino, verso la porta marrone, alza gli occhi al soffitto ma sa che non lo può vedere. Al posto del soffitto vede un cuscino che lei ha in testa. Lentamente si gira, sul gradino immediatamente sopra il suo c'è suo fratello Carlo, anche lui con un cuscino in testa. Anche la nonna, la mamma e il papà hanno un cuscino in testa. Una specie di rassegnazione si insinua nel suo cuore di bambina di cinque anni. Ma ecco che il cuore di Cristina si stringe, i pensieri si fermano, sente che tutto trema e ad un tratto non vede più il fratellino, la mamma, il papà, la nonna. Ricorda un boato e tante macerie, le grida, i pianti. Nitido nella sua mente il ricordo del terremoto del 68 a Gibellina. Ritorna il terrore, le sue mani tremano...

All'improvviso un applauso fragoroso allontana l'immagine, è trascorso soltanto qualche minuto da quando Cristina ha chiuso gli occhi: la velocità della memoria. È di nuovo immersa nella fantasmagoria luminosa dei giochi d'artificio e ha il viso bagnato di lacrime. “ Domani, prima di partire, devo andare a Gibellina, devo ritrovare il luogo dov'era la mia casa, devo ritrovare i ricordi”. È questo il suo pensiero assillante: andare a Gibellina.
Tre potentissimi scoppi annunciano che lo spettacolo pirotecnico è finito. Guarda sua figlia: i suoi grandi occhi neri ricambiano lo sguardo con una complicità particolare. É una ragazza matura la figlia, sembra più grande dei suoi diciassette anni ma è luminosa e solare come il cielo e il mare di Sicilia.
Lo sguardo di Cristina si sposta adesso verso l'orizzonte. Il mare sembra un velluto morbido e infinito. La notte è splendida e densa di stelle, non si nota il limite tra mare e cielo. Seguirà la strada che le indicano le stelle. I cassetti più profondi della sua mente si aprono e si affollano di ricordi ma questa serata le ha dato il coraggio e l'energia necessari per ritornare a Gibellina.

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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Cristina è ancora una volta a cenare con i suoi amici, seduta in un enorme tavolo per festeggiare il 15 di agosto... Mentre i giochi d'artificio la meravigliano e formano fantasmagorie di colori nel cielo viene assalita da ricordi dolorosi...»

L'autore
Sara Acireale

Scrivere è per me VIVERE, non posso farne a meno. La scrittura per me non è terapia e nemmeno una forma di evasione. È qualcosa di più, scrivendo cerco di fare la conoscenza con me stessa. Penso che la poesia sia come un fiore. Il fiore ha bisogno d’ acqua e la poesia di stimoli, di lettura, di confronti... Non si fini

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La bacheca del racconto

Le sensazioni lasciate dai lettori.


bellissima.....un bacio (Rosita Bottigliero)

Segnalo con piacere sei bravissima saretta (carla composto)

Racconto che scorre sul filo della memoria! fiocco (Michelangelo La Rocca)

Da non dimenticare. Coraggio e continuare a vivere ()

Un emozione leggerti,sempre, toccante (Patrizia Ensoli)

Un racconto che ci emoziona.... Bravissima Sara (Lorella Elle)

Racconto interessante...apprezzato, complimenti. (Giancarlo Fiaschi)

Emozionante, molto bello! Terremoto, attimi che (rosanna gazzaniga)

segnano per sempre la vita...complimenti Sara! (rosanna gazzaniga)

Complimenti...emozionante. Infiocco.Unabbraccio (Grazia La Gatta)

ancora vivoil ricordo di questo fatto doloroso. (emmalisa)

racconto letto con grande emozione,brava ciao. (emmalisa)

Commenti (6)

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Rosita Bottigliero10 luglio 2013

Opera di uno spessore altissimo con un flashback che ne caratterizza la trama... un reale e quanto simile viaggio nella realtà che ci induce a soffermarci nei ricordi... <br/> L'autrice ci rende e ne fa un'opera indubbiamente magnifica...

A
Antonio Terracciano10 luglio 2013

Breve racconto che ben mostra le devastazioni di cui è capace (anche nella psiche umana) un terremoto. Vorrei approfittare dell'occasione per ricordare la figura del vescovo Riboldi (che ho conosciuto personalmente ed al quale ho dedicato una poesia), un uomo eccezionale che in quell'occasione, da semplice sacerdote, nel Belice si diede tanto da fare per aiutare i poveri sinistrati e per denunciare l'infiltrazione mafiosa.

carla composto10 luglio 2013

a volte il desiderio é talmente grande, da superare qualsiasi ostacolo ...anche il tempo... tornare indietro e rivedere gli affetti più cari come se non fosse successo nulla... l'amore é il mezzo più grande che ci permettere di rivivere attimi indimenticabili ... grande emozione nel leggere questo racconto...

Michelangelo La Rocca10 luglio 2013

Bellissimo racconto che scorre, come fosse una delicata poesia, sul filo della memoria e del rapporto di amore che lega ogni emigrante alla sua terra natia. Questo legame è ancora più forte quando la terra natia ha conosciuto la ferita di un terremoto tanto violento e cruento come quello che nel'68 ha squarciato il Belice. <br/> Questo racconto ha riportato anche me lettore indietro nel tempo, a quando non ancora dodicenne, ho trascorso alcune notti all'addiaccio per la paura che arrivava anche a 300 Km di distanza dal Belice martoriato. Vi sono ritornato dopo 15 anni e Gibellina era ancora piena di macerie mentre Montevago, poco distante, era stata ricostruita completamente. Ed ho riflettuto sulle contraddizioni insabili della nostra Sicilia.

G
Giancarlo Fiaschi11 luglio 2013

Il terremoto... questo nemico invisibile non dà mai segno premonitore... arriva in punta di piedi, creando distruzione, sgomento e terrore. Questo tuo delicato racconto ben stilato, ci riporta a quei tempi e dopo diverso tempo il trauma è sempre presente. Narrazione ben stilata e apprezzata...

Grazia La Gatta14 luglio 2013

Un racconto molto bello e scritto bene e che, leggendolo, ti fa entrare in quel quadro di devastazione. Nel corso della mia vita, ho provato più volte la paura del terremoto (in regioni diverse) e, per fortuna, ho subito solo spavento (tanto), quindi, posso immaginare l'incubo di chi ha perso i propri cari. Brava autrice