Salpai
Salpai dall’antico porto con le vele gonfie di vento.
La giornata prometteva bene, il sole era acceso del tutto, ardeva l'antica lampada. I gabbiani con i loro stridii si divertivano a volare inseguentosi nel cielo. Alcuni di loro volavano a bassa quota, cercavano qualche pezzo di pane e qualcos’altro attorno alla barca.
Sorrideva il tempo, cullava senza mani ogni barca che si allontanava dal porto …
Il mare era di un colore blu ciano, di una trasparenza nitida, sembrava una perfetta terra ferma, non c’erano onde e nemmeno increspature.
Un leggero vento caldo soffiava leggermente sull’anima.
Ero soddisfatto quel giorno, felice di partire lontano da un me stesso, sempre uguale, chiuso in una roccaforte di falsa sicurezza: ” Nessuno è sicuro nel mondo ” Volevo cambiare, scoprire nuove terre nascoste nel vasto territorio del profondo. Volevo cercare la terra promessami alla mia nascita.
"Ogn'uno di noi, possiede terra quando nasce"
Volevo conoscermi in un nuovo divenire,
ero stanco dell’ abitudinario uomo che ero stato fino a quel momento.
Gridai al vento di spingere forte la vela.
Volevo raggiungere in fretta quello che di me avevo intravisto una sera osservando le pietre celesti nel cielo.
Auspicavo rivivere una nuova vita,
volevo cambiare pelle e abiti.
Volevo amarmi, amare, come mai prima …
Gli ultimi anni sulla terra ferma erano stati per lo più, noiosi, senza scosse telluriche e con il susseguirsi di giorni sempre uguali, con il solito sole che spuntava, e il tramonto che arrivava dopo un intermezzo di pause ritmati.
Se non ci fosse stato Amore a tenermi compagnia, sarei certamente morto di inerzia e di, già visto. L'amore : " Montagne russe, dove l'io sobbalza e trema, affanna e rincorre.
Ero diventato un dormiente, come tutti … Non volevo più dormire dentro gli anni che senza riguardo alcuno, girano i mesi a loro piacimento, senza mai chiederci il permesso. Non volevo che la mia vita continuasse in fette di tempo annaspate di sempre uguali ritmi. Ci doveva pur essere una porta di uscita e un’ altra d’ingresso in questo gramo di vita. Veleggiavo … sospinto dal vento. Avevo il viso secco per le gocce di salsedine trasportate dal vento: " Il mare mi baciava" Intanto, la barca scivolava sul mare come i pattini sul ghiaccio, una coppia di delfini gioiosi saltava augurandomi buona sorte nel principio del tutto. Non avevo bussola, non ne avevo bisogno, il territorio che cercavo non stava disegnato su nessuna carta nautica …Era dentro di me. Bisogna straziarsi l'anima con artigli di tristezza perchè entrino i fuochi dell'orizzonte astrale! Era dentro, e poi fuori, e poi ancora sotto, e poi sopra il territorio. Spinge il vento la mia vela … Scivola la barca tra mille pensieri. Dove regno adesso, in questo preciso momento, non c’è mare … non c’è tempo … Nessuna nuvola all'orizzonte niente isole.
Non so, dove vado … in che luogo … in quale angolo di tempo approderò. Eppure vado … Ho certezza del nuovo. Del cambiamento. La sfida è ricerca. Il ritrovarmi ancora per abbracciarmi, per stringermi e baciarmi. Amandomi per amare ... Donandomi. Nel nuovo, spero di incontrarmi. Unito e non diviso, insieme, tutto intero come nel principio di ogni cosa che nasce, che vive, e poi svanisce nel tutto.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasqui
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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