Se la burocrazia si trasforma in violenza
Quante parole scritte sulle donne, sulla cosiddetta “ festa dell’ otto marzo” e la violenza esercitata su di esse ma non solo.
Viola da qualche tempo, viveva un sogno che pareva doversi realizzare, trascorrere il resto della sua vita con l’ uomo che ama. Stranamente la felicità del suo compagno, che esternava in qualunque cosa facesse come una bandiera che sventola libera mossa dal vento, suscitò l’ invidia del figlio, un giovanotto alto un metro e novanta, che pare sano di mente, ma tutt’ altro che felice nel vedere il padre nato a nuova vita, il quale parlò con gli assistenti sociali facendo capire che la relazione del padre lo traumatizzava. L’ uomo chiamato a “ rapporto” gli fu impedito di vederla, di ospitarla in quella che sarebbe diventata anche la sua casa, pena portargli via il figlio e darlo in adozione . Verrebbe da ridere sulla ridicola e inaudita minaccia, se il padre non ne fosse restato sconvolto. Turbato andò da un avvocato che prese a cuore la questione e capire se il ruolo di genitore fosse stato confuso con quello di un maggiordomo sempre disponibile con relativo bancomat. Così una storia normale, grazie all’ egoismo, correva il rischio di rendere un inferno la vita di due persone minacciate dalla burocrazia di un civilissimo paese democratico. TUTTO QUESTO SI CHIAMA VIOLENZA?
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