Il libro della Sacerdotessa (parte seconda)
Non dimenticheró mai il giorno in cui quella bambina dai capelli ricci e la carnagione d'ebano posó le sue delicate manine sulla mia copertina, passando le piccole dita sul medaglione incastonatovi al centro. Lo stesso medaglione che lei portava al collo e che, non appena mi sfioró, si illuminó di un bagliore sfolgorante. L'avevo giá incontrata in qualche epoca remota, ne ero certo. Di lei mi era infatti rimasta la sensazione di familiaritá che si prova quando, dopo aver fatto un sogno, ti capita di riviverlo nella realtá. Sapevo che apparteneva alla stirpe di colei che mi aveva scritto, non poteva che essere cosí, dato che la mia successione si protrae, secondo una Legge ancestrale, percorrendo una linea di sangue le cui diramazioni affondano le radici nella terra della leggenda ed innalzano le fronde nel cielo della profezia. Era come se fossi nelle sue mani, nelle mani di Miriam, la donna dalla quale deriva la mia ragion d'essere. La sentivo fremere proprio come quando lei, nel compormi, si commuoveva e mentre mi leggeva, dentro al suo cuore, io riprendevo a vivere. Era come se resuscitassi tutte le volte che entravo in possesso di una di loro: le antiche sacerdotesse. Era come se rivivessi tutto ció di cui, oltre ad essere narratore, ero stato attendibile testimone e centrale protagonista. (continua)
Commenti (0)
Ancora nessun commento su questo racconto. Se ti va, scrivi il primo!
