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Biografie e Diari 1 settembre 2014 · lettura 5 min · 1139 letture

Maria non è più sola

Clelia Maria Parente 57 racconti pubblicati
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Era sul far della sera e la piccola Maria, a piedi scalzi, come 
soleva tutte le sere, trotterellava accanto alla sua vecchia  nonna per raccogliere qualcosa di utile dai cassonetti.

I capelli spettinati e il visetto sporco s'intravedevano sotto un 
vestitino misero e liso.

Rientrate nella loro casupola di una stanza mezzo diroccata  mangiavano il poco desinare che la vecchia racimolava  nella giornata chiedendo l'elemosina.

Una sera di ottobre, il freddo cominciava a farsi sentire e nel 
caminetto c'era un piccolo ciocco che bruciava quando la  vecchia e la bambina sentirono bussare alla porta.

La vecchia aprì mentre Maria spaurita si rintanò sotto al  tavolo mezzo sgangherato appoggiato a un muro della  stanza.

Era il parroco del paese e una signora, che la vecchia fece  entrare.

Loro parlando del più e del meno scoprirono a poco a poco  la storia di Maria, che era figlia della figliola della vecchia.

La donna erano quattro anni che non dava più notizie di sé e  ne chiedeva notizie della bambina e della vecchia mamma.

Maria neppure ricordava il viso di sua madre, solo la  conosceva da una vecchia foto che la vecchia aveva sul  comodino accanto al letto.

Bella donna dai capelli corvini, si era innamorata di un uomo  sposato.

Dalla loro relazione era nata Maria, ma lui alla notizia della  nascita della piccina  era scomparso e partito per l'America  con la famiglia non si fece vedere più dalla mamma di  Maria, che disperata non amava la figlia, causa del suo  dolore, e un giorno partì anche lei per la Francia o la  Svizzera e non dette più sue notizie.

La vecchia nonna si interessava   della piccina, ma gli anni  passavano e non stava più bene in salute.

Viveva di stenti e un giorno confessò al parroco di aiutarla  per sistemare Maria in un orfanatrofio.

Il parroco così quella sera era arrivato con un'assistente  sociale e la nonna, messi in un grande fazzoletto da spesa i  pochi stracci della piccina, con le lacrime agli occhi la  consegnò alla signora.

Maria era triste e piangeva, le dispiaceva di essere  allontanata dalla sua cara nonnina, l'unica persona che le voleva  bene.

Così fu portata nell'orfanatrofio e per lei cominciò una nuova  vita.

Lì c'erano tanti bimbi, quasi tutti più grandi della piccina.

Le facevano i dispetti, le rubavano il mangiare   a tavola...

Solo nei fine settimana andava nelle case famiglia e allora  per due o tre giorni veniva trattata bene.

Lei sperava sempre che la lasciassero stare con loro, ma 
queste famiglie la riportavano in istituto e così ricominciava  la vita di sempre.

Maria rimpiangeva la vecchia nonna; vivevano di stenti, ma  lei le voleva bene...  

  La piccola piangeva tanto ed era sempre triste; aveva contratto anche una tosse che non la faceva star bene.

Giorno per giorno deperiva sempre di più.

Una suora ne parlò con l'assistente sociale, vennero a trovarla tante persone, e anche un medico.

Maria doveva al più presto trovare una famiglia   dove vivere, in orfanatrofio non poteva più stare.

  Un giorno di primavera mentre sgranocchiava un pezzo di pane in giardino e osservava le formichine che 

raccoglievano le briciole, la superiora la chiamò e le  presentò un signore con sua moglie.

La signora era elegantemente vestita, le sorrise e   la   fece  sedere sulle sue ginocchia.

Intanto la madre superiora parlava con i signori presentando  loro la bambina.

Come era bello sentirsi abbracciata da quella signora, che  le carezzava la testlina dai capelli corti corti per via dei  pidocchi che giravano in orfanatrofio.

Un'altra suora preparò le poche cose di Maria e così i  signori la portarono via con loro.

I giorni passavano e la bambina non fu più portata in  orfanatrofio, ora era felice, ma timorosa che la portassero  indietro come un pacchetto e come avevano fatto tante altre  volte delle   famiglie.

In orfanatrofio non tornò più, ora aveva anche lei una  mamma e un papà, era felice, giocava con gli altri bambini,  a scuola studiava volentieri e nessuno dal piatto le rubava 
più nulla: era proprio in una famiglia vera ...                               

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«L'adozione consiste in un patto reciproco, in cui ci si adotta a vicenda: i genitori hanno bisogno di un figlio per sentirsi finalmente una “famiglia”, ed il bambino necessita di due genitori per essere finalmente figlio.»

L'autore
Clelia Maria Parente

Mi presento. Sono Clelia, sposata serenamente e con una figlia, vivo a Roma dove esercitavo l' amata professione di insegnante. Dal carattere allegro, gioviale e sensibile, solare a detta di amici e conoscenti, ho sempre amato la poesia e con essa convivo in tutte le mie situazioni di vita, dalle più allegre fino al

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Una storia da leggere tutta..Brava (Annamaria Gennaioli)

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