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Fantasy 7 ottobre 2014 · lettura 8 min · 1426 letture

Fuori dalla realtà

rita iacobone 29 racconti pubblicati
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C’ era una grande confusione nell’ appartamento dove la  famiglia di Anna  si stava preparando ad un trasloco. Con un evidente stanchezza,mamma Sonia  inscatolava oggetti personali mugugnando fra sé per come non finissero mai le cose da imballare< Perché mamma dobbiamo lasciare questa casa, perderò  le mie amiche e mi toccherà  ricominciare la scuola con un’ altra maestra> piagnucolò la bambina, dimostrando tutta la sua disperazione.< Non fare così, lo sai che nonna Maria è tanto avvilita per  la morte del nonno e noi  abbiamo deciso di trasferirci da lei per darle conforto e compagnia.> rispose la mamma. La casa che li aspettava era vecchia con davanti un modesto orto, l’ unica cosa che ad  Anna andasse a genio, convinta che  senza venir ripresa dagli adulti, avrebbe potuto giocarci , fingendo di cucinare  con l’ acqua e le foglie spappagallando la madre . Immaginatevi la gioia della nonna quando le giornate  per lei iniziarono ad essere scandite dalle voci dei suoi cari mentre la casa ora  si riempiva costantemente   dell’ entusiasmo vitale della piccola nipotina. Le stanze dell’ abitazione si estendevano verso un interno scuro  finendo con un bagno che presentava una piccola finestra dove il sole non riusciva a passare, perché fermato da un grande muro di contenimento. Lo spazio per preparare i pasti, altro non  era che il proseguo dell’ entrata, senza finestra con una grande stufa a legna che serviva per scaldarsi e per cucinare gli alimenti della famiglia. Spesso Anna, stando seduta al tavolo della cucina per finire i compiti di scuola, s’ era accorta che la porta di uno stanzino che stava a lato del bagno si discostava   lentamente fermandosi ad una fessura nera, come se qualcuno poi decidesse di non aprirla. Quando era da sola, mentre gli altri famigliari si trovavano intenti in altre parti della casa, a quel lieve scatto della maniglia,  prorompeva in lei in  una sorta di strana agitazione che un po’ le metteva inquietudine. Finchè  un giorno si decise a chiedere alla nonna cosa ci fosse in quello stanzino dal momento che mai nessuno ci entrava. < Quel luogo  non ci serve,è un ripostiglio che non si usa da tanto tempo e così continueremo a fare, cara Anna> rispose la nonna elusivamente..

Allora la bambina ricorse alla mamma per chiarire  un’ altra sua perplessità che oramai le frullava nella mente da tanti giorni.< Sai  mamma, spesso la porta dello stanzino si apre un poco  senza però mai aprirsi del tutto, la nonna mi ha spiegato che esso non viene usato, ma io penso che ci deve essere una finestrella aperta e che l’ aria facendo corrente ogni tanto la apra> finì la bambina. < No, stai tranquilla, non  ci può essere un giro d’ aria, perché la stanza non ha la finestra,> sorridendo concluse  Sonia. Da quel giorno Anna evitò di stare da sola in cucina tenendo però sempre sotto controllo quell'apertura che inevitabilmente ogni tanto si apriva e il papà o la mamma passando per andare in bagno  la chiudevano istintivamente.

  Ora avvenne che in un tiepido  pomeriggio d’ autunno, mentre Anna giocava nell’ orto,Sonia raccomodava calcini, tovaglie seduta ad  uno sgabello posto davanti alla camera della nonna  in un atrio quadrato che terminava con la porta d'ingresso. Punto dopo punto cuciva con sapienza e intanto dietro la porta socchiusa della camera da letto,  sentiva l’ affannoso respiro dell’ anziana nonna che riposava. Nella casa regnava quel silenzio tipico del primo pomeriggio quando terminate le solite faccende casalinghe del dopo pranzo, ognuno si ritaglia uno spazio proprio per rilassarsi. All’ improvviso ,correndo , Anna   entrò in casa sbraitando   verso la mamma, sicchè ella la zittì immediatamente sottolineando  che nella stanza la nonna Maria  stava riposando e che quindi era pregata di ritornare nell’ orto e di non fare confusione. La bambina un po’ contrariata con uno sbuffo uscì ,ma ben presto    fu nuovamente  presa dal suo gioco. Il  respiro ansante  che continuava a  sentire, le dava un po’ da pensare considerando l’ età della nonna.< Appena si sveglia le consiglierò  di farsi visitare dal suo dottore, gli anziani purtropo tendono a sottovalutare certi sintomi.> pensava fra sé. Mentre ancora  con la testa china  sul cucito sentì lo scatto della porta  di casa e vide entrare decisa nonna   Maria che si  scusò di non averla avvertita che sarebbe andata da una vicina a prendere una lettera indirizzata a lei ma lasciata per errore a un altro indirizzo.< Ma se tu eri fuori casa, chi stà dormendo nella stanza> chiese trepidante Sonia.< Nessuno, no proprio nessuno, perché me lo chiedi? > continuò la nonna  trovando un poco strana quella domanda. A tale risposta Sonia  sbiancò lasciando cadere in grembo l’ ago e la tovaglia che stava rammendando.< Ma io sono qui seduta da quasi un’ ora e stò sentendo l'affannoso respiro di una persona, tanto che ho creduto fossi tu a fare un riposino.> disse con un filo di voce tremolante e impaurito. L'anziana  stette zitta, andò in cucina prese un bicchiere d’ acqua e lo porse a sua nuora che lo bevve persuadendosi che forse l'immaginazione le avesse  giocato un brutto tiro. Il giorno dopo dal fornaio, casualmente iniziò a parlare  con una vicina che si dimostrò molto petulante ,ma che nel suo conversare  la mise al corrente di un fatto che  ignorava. Abbastanza stimolata  ascoltò con interesse  una storia inquietante. Molti anni prima, nella casa ora della nonna Maria,   abitava una coppia di sposi che con il passare degli anni iniziò a non andare più d’ accordo. Tanto era forte il loro  reciproco rancore che una sera l’ uomo picchiò a sangue la moglie che riuscita  a scappare abbandonò per sempre il marito... Egli poi preso dalla disperazione in una notte d’ inverno si sparò alla tempia uccidendosi all’ istante. Fece scalpore quel fatto, andò sulle pagine dei giornali e quando tutto si placò la casa fu rimessa in affitto. Ci andarono ad abitare due anziane persone che però non tardarono a scoprire  cosa  quelle mura racchiudessero all'interno..Cigolii notturni, respiri affannosi, una porta in particolare  che si apriva da sola. Venne più volte benedetta dal parroco del luogo che prometteva di liberare l'anima dannata del suicida,,ma non servì a nulla, gli eventi strani continuarono tanto da costringere i due inquilini a lasciare la casa libera, stremati da  quella situazione. Poi arrivarono i nonni di Anna, poco attenti a quei fenomeni, sorretti da una radicata devozione a Dio che li aveva accompagnati nei loro lunghi anni assieme in quella casa,tranquilli e in pace. Ogni anno  un prete benediva la loro casa e questo bastava. .Mentre la donna raccontava con fervore la storia Sonia  ripensò alle parole di sua figlia a proposito della porta dello stanzino che spesso sembrava aprirsi da sola, sentendosi pervadere da uno strana percezione. < In quale stanza l’ uomo si uccise> chiese con ansia Sonia.< Ma nello stanzino, dove non ci sono finestre, forse pensando di non venir visto da nessuno> rispose la chiacchierona  quasi seccata per l’ interruzione del suo racconto che a distanza di tanti anni la infervorava ancora. Tornata a casa l'ambiente la avvolse in   una sensazione di inverosimile terrore ,Nonna Maria avvicinatasi la guadò in faccia< Il tuo volto è bianco  come un lenzuolo, se non fosse impossibile ti chiederei se hai appena visto un fantasma.> sottolineò preoccupata l'anziana.

 

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
rita iacobone

Chi sono non saprei, da sempre sono alla ricerca di me stessa, cambiando in continuazione come un caleidoscopio. Vivo ogni sensazione intensamente col cuore e così a volte mi esalto altre mi deprimo. E' da questo stato d'animo che nasce da tanto tempo il desiderio di salvare pensieri tra parole di poesia. Tutti quei mo

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