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Fantasy 17 ottobre 2014 · lettura 10 min · 1337 letture

Ho baciato un fantasma!

rita iacobone 29 racconti pubblicati
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< Basta,è finita, questa volta ti lascio per davvero> gli urlò in faccia Greta, mentre Filippo snervato dall'ultimo  contrasto la osservava immobile. In due anni di frequentazioni troppe erano state le liti fra loro .Dopo essere scesi dall'automobile s'erano fermati sul marciapiedi di una strada periferica nel cuore di una notte di algido Gennaio. Una fredda coltre assorbiva il paesaggio facendolo apparire come una vecchia foto in bianco e nero. Qualche passante compariva furtivo, come un’ ombra, per poi scomparire   nell’ oscurità ovattata.< Non vuoi ripensarci Greta,> chiese Filippo con un tono di voce  apprensivo, sperando ancora   in un ultimo  ravvedimento, ma niente, lei si tirò su il bavero del cappotto e girandogli le spalle s’ avviò da sola verso la città che offriva luci sbiadite e tremolanti come il loro amore. Confuso e triste salì sull’ automobile e guidò in direzione opposta senza neanche considerare da che parte si stesse dirigendo. La sua amarezza la stava sfogando sull''acceleratore  correndo  pericolosamente in una strada che lasciava pochissima visuale, date  le nuvole bianche  di vapore che gli venivano   incontro. Non c’ era niente da osservare  intorno, nello sguardo di Filippo emergeva insistente  il ricordo  di Greta mentre  innamorata lo attirava a sé per baciarlo appassionatamente. D’ improvviso la nebbia sembrò leggermente diradare  lasciando   individuare l'approssimarsi di un  ampio  marciapiedi accostato ad un alto muro coperto di muschio. Avvicinandosi, alla luce dei fari dell'automobile, scorse la sagoma di una giovane donna che in piedi sembrava aspettare qualcuno. Filippo rimase colpito  nel vederla, rallentò fermando la vettura davanti a lei. Era molto bella e quei ondulati capelli biondi le incorniciavano un volto dolce e disteso.< Permettimi di chiederti come mai  in questa notte di rigido  inverno sei da sola in un luogo così isolato > chiese il giovane.< Abito poco distante e siccome questa per me è una notte speciale nella quale potrò ancora provare il sapore della vita, aspettavo qualcuno che mi asseccondasse nel farlo.> rispose calma. Un po' perplesso Filippo osservava gli abiti che indossava la ragazza, non erano certo adatti  al clima di quella notte. Quel  vestito chiaro con  la giacchetta lilla come la sciarpa che le avvolgeva il lungo collo e le scarpine scollate così che  il freddo le stringeva certamente i piedi.< Credi che potrei  essere io la persona adatta ad accompagnarti  in questa tua   serata speciale> chiese con aspettativa il giovane, ammirato dalla bellezza innocente della ragazza ed un po' intrigato dalla sua intraprendenza. Lei lo squadrò da capo a piedi e con un sorriso che si aprì come una luce nel buio fece intendere che era proprio così.< Avrai certamente freddo, saliamo sull’ automobile e dimmi dove vuoi che ti porti > chiese Filippo affascinato sempre più da lei.< Non ti ho neppure chiesto come ti chiami> incalzò  il giovane .< Io sono Filippo e anch’ io in questa notte cercherò di   rivivere dopo aver provato il dolore per la fine del   rapporto  con la mia ragazza> concluse.< Mi chiamo Angela Nevis, mi faresti felice se  passeggiassimo io e te lungo questa strada che conduce  al parco fino ad  aspettare l’ alba. Non mi va di salire in macchia, ho voglia di ascoltare  il rumore dei passi sul selciato, annusare l’ odore esaltato dei sempreverdi che si lasciano bagnare dall'umidità, ascoltare le tue parole nel silenzio della notte per sentire addosso la vita> esclamò.  Appariva  veramente strano a Filippo quell’ incontro così  inaspettato ma  del quale si sentiva sempre più coinvolto. La sua mente s’ era come svuotata da tutti i soliti pensieri, provava  una attrazione speciale per quella persona  sconosciuta   che gli penetrava l'anima .Sentiva d’ essere in una dimensione diversa e grande era il desiderio di baciare le labbra di un volto dolcissimo dove gli occhi neri luccicavano sul pallore di esso. Con lentezza si avviarono lungo il marciapiede uno accanto all’ altro, l’ aria gelida lo convinse di abbracciare Angela che inaspettatamente gli si arrese appoggiando il capo sulla sua spalla come due innamorati.< Credo di capirti sai, come me stai tentando di reagire ad un dolore patito, dimmi se non è così> domandò il giovane ormai sicuro della risposta. Angela taceva e respirava l'aria come se dovesse finire da un momento all'altro, osservava intorno dando alle labbra una virgola di sorriso.
Oltrepassando nuvole di vapore grigio arrivarono in un grande parco con delle panche di pietra annerite dal tempo. Angela contrappose il suo volto a quello del giovane < Baciami, te ne prego, fammi sentire il calore di un bacio appassionato che sveglia i sensi e ti fa vibrare ogni parte del corpo,> supplicò . Filippo la fissò per un attimo e dolcemente  accostò le labbra a quelle della fanciulla, erano tanto  fredde, ma le   dischiuse  prima con timore poi coinvolto emotivamente si lasciò prendere da una passione che gli scaturiva impensata e non raffigurò più nulla tanto era stordito. Lei intanto lo accarezzava sulla nuca, sulle spalle, la stretta voleva essere forte, ma era una gracile donna,  lasciava tuttavia  intendere lo   struggente desiderio di  trattenere in sé tutto ciò che quel bacio poteva offrirle. Erano soli in una dimensione d’ amore speciale  e talmente  coinvolgente  che le ore si fusero con i baci. Un leggero chiarore rosa stava mettendo in fuga la bruma che si ritirava veloce alle loro spalle e in quegli attimi egli potè ammirare  il dolce pallore in un ovale quasi da madonna, sentendosi  innamorato di lei. Ma improvvisamente ella dimostrò una inprevista  agitazione < Devo lasciarti, ora, assolutamente, non ho più tempo per rimanere con te> disse frettolosamente iniziando a correre lontana.< Aspetta, non lasciarmi così,quando ti potrò rivedere e dove, dimmelo> supplicò Filippo disperato per una conclusione alla quale non era pronto.< Non dimenticarmi nei tuoi pensieri e un giorno ci incontreremo ancora> esclamò scomparendo nel nulla. Come un fanciullo che vede allontanarsi nel cielo il palloncino che prima teneva tra le dita, egli fece ritorno all'automobile, assorto nel nuovo dispiacere ma ripromettendosi di cercare colei che lo aveva oramai ammalliato. Desiderava ritrovare il luogo dell'incontro sapendo che Angela abitava vicino, ma nessuna traccia gli affiorava alla mente per quanto si sforzasse di pensare. Trascorsi alcuni giorni, mentre in casa ascoltava il telegiornale della sera, sentì raccontare di un assassinio avvenuto per mano di un bruto, nella toilette di un cinema della città tre giorni prima. Si trattava di una certa Angela Nevis. Rimase colpito sentendo nominare proprio il nome di colei che desiderava tanto rivedere, ma naturalmente seppur dispiacendosi per quella ragazza  archiviò la cosa pensando si trattasse di  omonimia, era già successo in altre vicende. Ora accadde che una settimana dopo, dovesse recarsi al funerale di un caro  amico. Accompagnato da un vento crudo  seguì il corteo funebre  che avanzava tra gli stretti viali del camposanto dove fiori colorati recisi consolavano  il visitatore che la morte portava via solo i corpi non le anime. Si fermarono e il prete iniziò a pregare per l'anima del defunto coinvolgendo i presenti che tra le lacrime ripetevano le preghiere e fu allora che lo sguardo gli cadde su di una tomba recente, ancora coperta di  moltissimi fiori. Scostatosi  senza farsi notare, si avvicinò ad essa per leggere chi giacesse là.Quei fiori bianchi testimoniavano che là sotto dormiva il sonno eterno la giovinezza recisa. Tolse alcuni steli di bianchi gigli e gli apparve sulla lapide in chiare lettere il nome di Angela Nevis, sotto di essa spiccava  una foto in porcellana racchiusa da una cornice di metallo dorato ed una piccola croce. S’ avvicinò di più e dovette poggiare le mani sulla pietra della lapide per non cadere a terra tanto le gambe gli si fecero molli. Si, proprio quella Angela Nevis gli sorrideva serena con quel volto bellissimo ornato da biondi capelli ondulati e con al collo la lunga sciarpa lilla. < Grazie per avermi donato attimi di vita prima che la mia anima s’ allontanasse nell’ oblio dell’ eternità> sembrava esprimergli in quel silenzio surreale, mentre fissando l'immagine di un'emozione  perduta percepiva   un alito gelido sogghignare alle sue spalle. Pallido in viso salutati i parenti e amici del defunto uscì dal cimitero con un passo ancora malfermo.< Come era potuto accadere ciò che egli aveva vissuto in  quella notte> pensava fra sè Filippo veramente scosso. Ormai fuori dal camposanto si avviò per recuperare l'automobile posteggiata più lontana e solo allora s'accorse del parco dove le panchine di pietra nere dall'usura delle intemperie servivano ai visitatori del luogo
per sostare quel tanto prima di separarsi per sempre dal loro caro. Scorse quella dove s'erano seduti lui e Angela e allora pervaso da un brivido terrificante  ricordò le  parole di lei< Abito vicina a questa strada> aveva risposto  a lui che riteneva tanto  strano che stesse da sola su quel marciapiede solitario, immerso nel respiro bianco della notte.  



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L'autore
rita iacobone

Chi sono non saprei, da sempre sono alla ricerca di me stessa, cambiando in continuazione come un caleidoscopio. Vivo ogni sensazione intensamente col cuore e così a volte mi esalto altre mi deprimo. E' da questo stato d'animo che nasce da tanto tempo il desiderio di salvare pensieri tra parole di poesia. Tutti quei mo

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