Il giaccone di pelle
È sera, periferia improvvisata tra filari di auto e processioni di case ignoranti.
La incontro sulla via del ritorno e lei è lì che mi aspetta, forse da tutta una vita.
Mi osserva con occhi suadenti ancheggiando leggera, conscia della sua regale bellezza.
Sono occhi verdi che m’ invitano al passo supremo, mentre freme la lingua nell’ aria a pregustare l’ abbraccio fatale.
Incantevole nella variegata pelliccia che avvolge i suoi fianchi e la schiena, mentre unghie curate già fremono all’ idea di un desiderio che la sensuale natura le impone.
Io sto lì, immobile, tra un furgone ingombrante e un portone oltre il quale già incombe l’ insonne incoscienza.
Sto lì, con le mani insaccate nel giaccone di pelle acquistato da poco e per niente in un emporio cinese.
È un giaccone assai poco elegante, quantomeno diffonde per l’ aria un olezzo di pelle conciata con liquami di fogna.
È l’ incontro che segna una vita, sarà un attimo, sarà meno di niente o un amplesso infinito da portarne il ricordo e i segni tracciati con ingordo piacere oltre la fine del tempo.
E avanzo verso quegli occhi colore smeraldo, mi avvicino alla lingua che freme, ai suoi fianchi ancheggianti.
Ecco, posso annusarne la forza, l’ odore di carne, ed ella la mia e si sposta di lato rinunciando al mio corpo.
Lascio alle mie spalle solo un olezzo di pelle conciata con liquami di fogna che si diffonde per l’ aria, e più in là una tigre che procede ormai lieta tra filari di auto e processioni di case ignoranti…
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