Una vita banale (parte terza)
I ricordi si accavallano ai ricordi e ti accordi che hai detto cose sbagliate confondendo campanile sera con rischiatutto.
Ma siamo sul finire degli anni '50 e Pino, il bambino magro e alto bisogna che vada all'asilo. Non che sia obbligatorio, ma dicono che aiuti poi nell'apprendimento, almeno così la pensavano i miei.
Ricordo vagamente un cestino di plastica azzurro, un formaggino Mio con la figurina che se la muovevi muoveva il personaggio.
Le righe di quel grembiulino bianco celesti, come la Lazio... ma di questo parlerò molto, ma molto dopo.
L'asilo era il Ravasco, gestito dalle suore ed ubicato vicino a Piazza Duca.
Doveva essere nel mio destino Piazza Duca, perché molti anni dopo ebbi problemi con due banche presenti in quel posto.
Ora, si capisca da subito che a me, non mi piaceva nemmeno un pochino pochino andare all'asilo, perché? Per via della disciplina, una cosa che fatta in quel modo non mi è mai piaciuta.
La cosa più orrenda era dopo mangiato stare seduti a braccia conserte e con la testa sul banco per dormire.
Ora chi mi conosce sa che nemmeno se parla il presidente della repubblica riesco a stare seduto in una sala a lungo senza alzarmi, figuriamoci seduto a un banchetto oltretutto piccolo per me, ero più alto della media.
Ma quello che mi provocò la prima grande rivolta a 4/5 anni e che mi allontanò dall'asilo fu la storia dei colori Giotto.
Con grande sacrificio i miei genitori mi avevano comperato una scatola di colori Giotto bellissimi, scrissi anni fa' una fiaba sui colori ripensando a quelle matite lunghe con la punta di tanti colori.
Qualcuno, meglio qualcuna delle suore scambiò i miei colori nuovi con dei colori vecchi e di una marca non conosciuta, degli spezzoni oltretutto, piccoli, brutti e male appuntiti.
Noi adulti dimentichiamo di essere stati bambini e sottovalutiamo quelle che sono le paure e le cose che sono importanti per un bambino, per me erano importanti quei colori, senza i miei colori magici io non sapevo più colorare o dipingere.
Così tanto feci e tanto dissi, che lasciai l'asilo e tra me e le suore si creò la prima grande barriera della mia vita.
La prossima puntata però tornerò a Popoli per raccontare di quante ne combinasse da piccolo Pino, altro che Giamburrasca.
Se vi andrà di leggermi naturalmente.
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Come sempre attendo.. (Annamaria Gennaioli)
Commenti (1)
Anche il mio ricordo dell'asilo è simile al tuo, le suore non volevano che dopo lavate le mani usassi il loro asciugamano, bensì, uno tutto sporco riservato a noi bambini, ogni volta erano schiaffi... Allora si picchiava sempre, prima eran botte e le spiegazioni mai...

