Il mondo sommerso
Annamaria Gennaioli
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La storia ebbe inizio in quella parte della Terra incontaminata e nessuno aveva preso ancora una decisione. La realtà si mischiava con la fantasia e le forme ancora un abbozzo senza capo né coda. Ominidi con la forma di primati. Esseri che non si distinguevano bene. La loro caratterista: un filo nascosto che lì congiungeva con l’ ignoto. Si dovevano dividere in due parti per scegliere un luogo favorevole. Andare o restare per camminare altrove. L’ acqua o la terra. Un respiro profondo: l’ oceano o il cielo che t’ immerge con la sua energia.
Poi, non è altro che la stessa sostanza. Acqua e vapore. Gas e trasparenze che assumono forme diverse, ma entrambe hanno la vita incorporata in ogni goccia. Il mare non è altro che il cielo che si specchia.
Il profumo dell’ aria, il vento sulla faccia. Oppure le onde e assaporare l’ ossigeno a boccate. Un enigma. Il bivio era lì e attendeva una decisione.
Affrontare il mistero marino scrutando fondali magici. Oppure camminare e arrivando alla punta estrema del Pianeta.
La decisione presa: andare da tutte e due le parti, la fortuna e l’ evoluzione assisteranno il prescelto.
Nel mare la vita era in continuo mutamento, tutto in subbuglio, piccoli animali che saltavano e il crescere era qualcosa di delicato.
Copiando quegli esseri, diventarono a poco a poco bellissimi mammiferi dalle sembianze umane e anfibie, delle splendide Sirene che con il loro canto stupivano al passaggio dei fratelli sulla terra ferma.
Senza aver interrotto quel percorso, incontrandosi in quella mitologia astratta dove le creature della terra e del mondo sommerso volevano comunicare gli uni agli altri la loro esperienza.
L’ uomo è sordo al richiamo. Ormai aveva perso la sua curiosità. La voglia di amare e la conoscenza. Egli si specchiava nella sua virilità. Una forma di apparenza senza un concetto preciso. L’ amore buttato in aria. Senza assaporare l’ essenza. Il non voler sentire fecero si che distruggere fu più facile che ascoltare. Il tempo si fermò andando incontro a quel migrare che ancora oggi si cerca di capire, senza sapere di averlo trovato gettando solo un piccolo sasso nello stagno. I cerchi si formano e sprigionano l’ energia vitale di un giorno qualunque nella struttura ciclica di un soffio di vita.
Respiro affannoso alla ricerca di quella pace che nessuno trova solo dentro la propria anima gettata lontana come uno straccio vestito di niente.
Uomo e persona non camminano insieme altrimenti gli occhi avrebbero visto il mondo in modo diverso e le creature sarebbero libere sotto ogni sua forma. Amore è un dono. Molti non lo conoscono.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Annamaria Gennaioli
Commenti (1)
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Maria Luisa Bandiera23 febbraio 2015
Una bella favola che s'ispira, se ho compreso bene, alla storia dell'uomo dalla sua comparsa sulla terra ad oggi che incapace di vedere dentro se stesso, nulla trova e nulla vede e resta quindi sempre in eterna attesa...

