Dedica
Questo è un racconto molto particolare; è la mia storia in questo sito con accanto un feroce nemico: la MdP (siamo nell'era delle sigle e degli eufemismi) cioè la malattia (olim si diceva morbo, na si vede che questo sostantivo fa paura - o disgusto?) di Parkinson. Pubblicavo poesie che talvolta mi commentava un amico autore,
con molta verve ed intelligenza. Inveiva come m, contro questa infermità che, essendo - my opinioin .sofferente da un tempo più lungo del mio, gli strappava violenti insulti e fosche previsioni. Non ho più notizie di lui da parecchio tempo e nel frattempo anche per me il male si è esacerbato e mi rendo piebanebte conto delle umilianti sofferenze che questa malattia provoca, fino al punto di scatenare moti di ira furiosi, tanto che tutti ricordiamo benissimo il gesto umanissimo di stizza irosa del Papa Woitila. che ne aveva avute - e quanye . sofferenze e che era un santo. Io mi auguro che il mio amico abbia trovato pace in una dolce morte, poichè so fin troppo bene che questa - almeno per ora - è la speranza dei malati di MdP. che ti rende morto vivente e ti strappa l'anima "innanzi ch'Atropòs mossa le dea". E dedico al mio amico questo epitaffio
Un breve rumore
dal letto accanto
un singulto, un breve
fiotto di pianto
subito interrotto.
Così si muore.
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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