SATYRICON NOW - Cap. XX
CAPITOLO XX
Ma il Sarchese prontamente risponde alla stupefazione del Cavuto “ Ma è un rumore, poi, un suono che ti esce dalla bocca, semplicemente… l’ aria dei polmoni, spinta dal diaframma, attraversa la laringe e ti esce dalla bocca o dal naso… ma quella che ci produce l’ intestino se ne va per altra strada… insomma, quest’ aria così com’è passa per tutta una serie di organi… fa vibrare le corde vocali, s’ incanala nella faringe, arriva al palato, ti va alla lingua, ai denti e alle labbra… e da come configuri questi organi, ti escono i vari tipi di suono… che se ti tieni la bocca spalancata, ti escono le vocali… che non s’ incontrano ostacoli di sorta, loro, in questo giro d’ italia che ci fa il fiato… se invece ti tieni la bocca chiusa o a culo di gallina, ti fuoriescono le consonanti… che se si appoggia la lingua ai denti ci abbiamo le dentali, se al palato le palatali… la lingua se ne va verso la gola e ci escono le gutturali… se muoviamo di più le labbra, le labiali…” il Tirone allora ci spiattella di brutto questa stramba semantica, che ci dice “ Ma non tutta l’ aria che ci esce dalla bocca è buona per parlarci… che se vogliamo, anche il rumore del naso soffiato ci è qualcosa… ci si può fare un codice… così come il sospiro, ch’è un soffiare l’ aria dalla bocca, ma non è un suono articolato, ma è un segno, anzi un segnale che qualcuno si sta patendo qualcosa… una ragazza nubile che sospira parecchio, ad esempio, si pensa e si vuole un marito… anche la tosse è un segnale che qualcosa non va nel nostro organismo, e un medico se lo può anche chiamare sintomo… ma se vogliamo che ci significa qualcosa di diverso, questo ahgg ahgg (tossisce) ci diventa allora un segnale… così che, non solo le parole, ma anche i sospiri, la tosse, il rumore del naso e persino, pardon, le scorregge, ci possono servire come codici comunicativi, anche se non linguistici… che se ci supponiamo un universo dove poter controllare, così come facciamo con la bocca, l’ emissione dell’ aria dallo, pardon, sfintere, allora tra questi brontoliani potrebbe pur sempre un giorno nascere un genio che mette sotto codice il flatus lungo e il flatus breve, così, come con l’ alfabeto morse… che quando scappa una breve e una lunga di seguito… ta- taaa… starebbe per la A, quando esce tre brevi invece… ta- ta- ta… ci significa una S, o tre lunghe… taaa- taaa- taaa… una O…” ci ridiamo tutti a questa scemenza del Tirone, che ci fa piacere, poi, esplorare un po’ questo universo in una specie di gioco euristico, che lo Spadaccini ci ride e ci dice “ Sarebbe in ogni caso un universo molto sonoro, anche se imbarazzante… ciascuno con molto tempo a disposizione… che per dire me ne vado a casa s’ impiegherebbe una mattinata, quasi… molto più tempo insomma che col codice linguistico… ma anche il D’ antonio, divertito da questo mondo di scorreggioni se la sfrena la sua fantasia, che ci dice “ Ma questo universo allora o verserebbe in grande miseria ontologica, con penuria di enti, o dovrebbe avere almeno il giorno di novantasei ore, per poterci dire qualcosina e nominarci almeno un po’ di cose…” e lo Spitillo ci aggiunge la boccaccesca sua “ Non solo, ma ti si rivoluziona un po’ tutto, anche le telecomunicazioni, assumendo questo codice, dico io… i telefoni non sarebbero così come ce li vediamo oggi, ma un qualcosa come dei vater… che ti ci siedi e, aperto un canale e un numero, che so, con milano, ci comunichi le tue cose, là, ai milanesi… inoltre non sarebbe più la bocca ad accostarsi ad un microfono nelle dichiarazioni che si fanno dappertutto, oggi, ma… si capisce…”
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (0)
Ancora nessun commento su questo racconto. Se ti va, scrivi il primo!