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Ragazzi 23 gennaio 2011 · lettura 4 min · 2569 letture

Carolina, una volpe che si crede furba

Sara Acireale 35 racconti pubblicati
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Questa è la storia della volpe Carolina che credeva di essere molto furba. Aveva notato nei dintorni del bosco una signora che aveva tre galline: una bianca, una verde e una rossa.

La signora Filomena era molto orgogliosa delle sue galline che avevano i colori della bandiera italiana. Erano un vero spettacolo ed erano l'invidia dei parenti e degli amici della signora Filomena.

La volpe Carolina, cattiva e invidiosa, decise che doveva mangiare le tre galline e togliere la gioia a Filomena e alla sua famiglia. Giorno e notte pensava e rpensava a quello che doveva fare per arrivare al suo scopo. Con voce suadente chiamava le galline per farle uscire fuori dal recinto: “Bianchina, Verdina, Rossella venite, venite a vedere quello che succede nel mondo. La vostra padrona vi tiene prigioniere, liberatevi”.

“Vattene via – rispondevano le galline – tu vuoi imbrogliarci e dopo ci vuoi mangiare. La nostra padrona è buona. Ci da buone cose da mangiare e ci tratta bene”.

Visto che le galline non volevano uscire , la volpe Carolina pensò bene che doveva essere lei a entrare dentro il recinto. Come fare? Filomena e suo marito stavano sempre a guardia delle loro galline. Ebbe la splendida idea di agire di notte.

Era inverno, la volpe vide in lontananza le galline, invece di prendere il solito sentiero attraversò il lago e pensò: “ Il lago è ghiacciato e posso attraversarlo tranquillamente”

La volpe attraversò il lago, dopo un po' si fermò per riposare e la sua coda (a contatto col ghiaccio) rimase appiccicata. La povera Carolina non riusci più a staccare la sua coda. Si trovò a passare di lì un giardiniere che le propose di tagliare la coda e così lei si sarebbe liberata. Carolina non volle acconsentire al taglio della coda perché per lei era un vanto, era la più bella coda del mondo e le aveva fatto vincere parecchi concorsi di bellezza. Voleva salvare l'intera coda, a costo di restare attaccata per sempre al ghiaccio. Si disperava: “Povera coda mia, non potrei vederti spelacchiata. Sei così bella!”. Mentre tristi pensieri le attraversavano la mente (per salvare la sua bella coda) leccava il ghiaccio con la lingua e così rimase appiccicata pure la lingua. Trascorse l'intera notte e la “furba” volpe Carolina rimase preda di un cacciatore.



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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«La morale di questa favola è che a volte credersi troppo furbi non va bene. Bisogna anche imparare che la vanità, il credersi superiori per caratteristiche fisiche può portare alla rovina. La volpe Carolina è rimasta vittima della sua eccessiva vanità, per salvare la sua bella coda ha perduto la sua vita.»

L'autore
Sara Acireale

Scrivere è per me VIVERE, non posso farne a meno. La scrittura per me non è terapia e nemmeno una forma di evasione. È qualcosa di più, scrivendo cerco di fare la conoscenza con me stessa. Penso che la poesia sia come un fiore. Il fiore ha bisogno d’ acqua e la poesia di stimoli, di lettura, di confronti... Non si fini

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Commenti (2)

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P
Pulse31 luglio 2011

racconto vivace oserei dire divertente se non celasse una forte morale, la vanità è un male e molti cadono preda di essa compromettendo la bella libertà di vivere. complimenti per il racconto fiocco.

C
Colomba26 gennaio 2012

bella favola, somiglia a quelle di Fedro, la morale poi è sempre attuale, la superficialità,la vanità vuole trionfare, ma spesso inciampa e cade. Scrivi sempre cara Sara perché è nel tuo DNA.