LETTERA n2
Mi domando a volte ponendomi in una condizione di ascolto con la mia interiorità che spesso mi detta non solo le cose migliori ma, pure le intuizioni valutando che la nostra direzione di marcia va verso l’ apice di una fase attuativa del dominio del mondo e della schiavizzazione delle forze- lavoro. Bisogna affermarlo senza remore e tirare fuori i dati in nostro possesso per affermare che questo processo si è originato anni or sono, a tavolino, giocando il gioco delle parti, calcolando la convenienza degli opposti interessi in una sorta di consociativismo tra sindacato e padroni. Del resto basta pensare alle politiche di concertazione che imponevano e sempre a tavolino, seduti, mai sul posto di lavoro le trasformazioni produttive e le quantità degli impieghi umani da impegnarvi. Attenzione, questo avveniva a vari livelli, dalle fabbriche monopolizzando le assemblee dei lavoratori da parte dei capipopolo che la cellula partito indicava e con una rete capillare di collegamento, sempre gli faceva eleggere.
La chiamavano democrazia rappresentativa. Poi questo si estendeva a vari livelli, arrivando al vertice dove, e mi ripeto per rendere il concetto chiaro e ancora più provocatorio il “ gioco delle parti” trovava il suo naturale compimento. Il grande mediatore a cui poi si affidavano le parti di questo gioco era il ministro del lavoro dei vari governi, una sponda di convenienza alla quale spesso e volentieri il sindacato dopo battaglie e scioperi che duravano tempi importanti e mettevano a dura prova l’ economia della famiglia, perché sciopero significava perdita di stipendio si affidava. Tutto questo lo possiamo collocare in un arco temporale di un decennio: primi anni settanta inizio anni ottanta.
Poi, l’ occupazione delle comunicazioni e in contemporanea dei centri di progettazione e di produzione tecnologica. Oggi tramite la realizzazione di questa fase sono stati attivati gli strumenti necessari al suo compimento. Ossia le risorse economiche, che tramite la falsa informazione hanno generato un virus nell’ economia globale con pesanti ripercussioni nelle situazioni di tutti i giorni, hanno agito con strumenti finanziari riservati a pochi per accaparrare le risorse necessarie al loro progetto che si è realizzato in modo compiuto. E sono stati abili in questo, manipolando il disastro sociale, che oggi si evidenzia palesemente. E’ stata in un certo senso una sorta di pulizia etnica della fragilità esistenziale per un numero importante di famiglie o meglio dire esseri umani andando a scardinare quel senso etico della solidarietà che in qualche modo si era raggiunto. Hanno operato in modo non perseguibile, tanto che al momento ricette per curare queste malattie nessun dottore le prescrive in assenza di una reale progettazione ideale di contrasto. Potrebbe opporsi soltanto una ribellione cruenta, ma questa è pura utopia, oltretutto non praticabile per i controlli operati dalle forze politiche di questa destra e di quello che rimane di questa sinistra e neppure auspicabile in questo contesto epocale per le fragilità emotive ed esistenziali cui apparteniamo. Rimarco che il ribellismo non ha mai prodotto futuro istituzionale, anzi, spesso e volentieri si è trasformato in forza di sostegno, a volte per miopia politica in inconsapevolezza. L’ assenza di riflessione su una tale possibilità ideologica, che avrebbe dovuto sostenere le nuove prassi politiche, fa emergere la vacuità delle funzioni istituzionali svolte delle aggregazioni politiche che operano a sostegno del progetto dominante. Se si disquisisce sulla tematica di contrasto alla “ robotizzazione umana”, la priorità è l’ eliminazione dei brevetti e l’ attenzione all’ ecosistema. Da questo ne deriverebbero gli effetti degli studi sulle applicazioni delle nanotecnologie e quindi il contrasto alla desertificazione ed alla denutrizione, nonché la trasparenza dei sistemi informativi e il rispetto delle singolarità con principi sociali inclusa una democrazia su rappresentanza piramidale, autenticamente territoriale. Insomma, una ideologia di evoluzione adagiata sui grandi e gravi temi dell’ inizio della società ipertecnologica. Ciascuno, consapevolmente partecipe alle scelte di stratificazione tecnologica della società in movimento.
Francesco Rossi nato a Sestri Levante il 24/01/1958 Pensionato. Terminata la scuola dell'obbligo nel 1974 assunto come operaio in una ditta, nel 1976 assunto in Fincantieri dove per 35 anni ho svolto la mia professione di operaio speciallizato. E' in quei anni che si completa la mia formazione culturale con l'impegno
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