Smarrimento
Perché, magari, tu te ne sei andata, oh madre anelata, senza lasciarmi una sciarpa, una coperta che scaldasse i miei polsi la sera, quando venti malvagi avvolgono la mia dimora, fatta di carta pesta.
Perché, quando te ne sei andata, non è mica finita. Un’altra tempesta s’é qui abbattuta... e poi è finita. Ma, ha lasciato porte aperte, da dove entra il vento della colpa... che mi soffoca.
Perché, da quando te ne sei andata, non c’è più nessuno che mi comprenda, non ho più casa, sono sola e desolata, il tuo calore perduto, sta congelando ogni lacrima appesa a quello sguardo assente, quando ti penso e non posso lasciare i miei fiumi fluire.
E allora, vorrei dormire, senza pensare o, chissà, magari, anche morire, tanto del mondo ne ho già le tasche piene.
E, invece, si marcia, e sotto una pioggia bastarda, che ristagna in pozzanghere di melma, c’è chi comanda, con una frusta di paglia e ferisce... condanna.
E, mentre ti allontani da me che mai potei averti (rimpianto eterno), slaccio le mie scarpe e, scalza, mi osservo arrancare, mentre la strada sempre più lunga e impervia mi appare.
A volte sprofondo in quei baratri senza fondo, più paurosi di mille galere e mi sorprendo a pensare che il male sia solo questo mare che batte e ribatte, senza mai arretrare.
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
MOLTO (franca merighi 42)
Molto apprezzato. Anche molto triste. Brava (franca merighi 42)
Straziante e ben scritto. Molto apprezzato (Anna Rossi)
Un caro saluto. (Patrizia Ensoli)
Commenti (2)
Intenso e breve (come è giusto che sia) racconto autobiografico sulle conseguenze della perdita della propria genitrice. Giustamente breve, ho scritto, perché questo racconto si apparenta con la poesia in prosa, con quella prosa poetica di cui Baudelaire ci diede un esempio in "Le spleen de Paris" (e chi aguzza la vista può trovare, nel testo della Poldan, non poche rime interne) .
Ho letto questo testo più di una volta ... vorrei dire tanto ma non riesco a dir niente! <br/> So solo che le lacrime scendono e lo stomaco mi fa male ... <br/> La prosa, la poesia ... qualsiasi forma si trasforma in vita, vita nella quale ritroviamo noi stessi!

