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Sociale e Cronaca 2 febbraio 2019 · lettura 7 min · 926 letture

Tutto un altro mondo

Rosaria Catania 17 racconti pubblicati
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Tutto un altro mondo

 

 

 

Capo muto, primo sudor di gelo,

sul ridicolo dolore  in un triangolo sciancante gelsi uva e more,

di buon mattino si stendevano al sole a maturare odor di franchigia

di mille mattine di vite si respirava nella umida e unica muffosa stanza pareti sperduti,

su muri crepati ricolmi di manifesti elettorali e funebri coprivan il lercio vecchiume

La sera ancor torbida, rendeva più vicini il quartiere, 

a raccontar di grida le piccole pettegolezze eran massaie stanche ed avvizzitela,

lor giovinezza mai esistita a rappezzar calzini con toppe su toppe

La putia vicino casa a comprar salsa a cucchiaio

messa su carta oleata e la pasta sfusa disordine,     

sporcizia in giro blatte, mosche facevan da cornice

Scorci di luce, giocavan i ragazzi con pantaloni corti vicino ai muretti,

al lancio di figurine, dei calciatori famosi vagava

nella polvere d’ estate e in autunno nel fango misto sempre al piscio,

veniva buttato insieme alla pioggia Buche e sterpi secchi,

consumati dal sole e dalla pioggia 

e la formicolante ombra appariva nei bar col l’ unico svago il Joke Boxcon,

un gettone la sorte poteva girava

Impaurita tenerezza dei ragazzotti,  chi non andava militare o emigrava

per un tozzo di pan sicuro restavan carcerati in quei luoghi vestivan in giacca e cravatta,

abiti smunti del colore originale non c’è ra nulla riciclati da padri a fratelli

si ritrovavan il pomeriggio  sol per chiaccherar un pò

e fumar di nascosto una sigaretta divisi in due

Sperduti nel lor paesano mondo le ragazze da marito,

dopo le faccende di casa, di ricamo o di sartine 

si coprivan la lor testa per andar a messa 

accompagnate da donne più anziane guai ad alzar lor la testa,

stavan a capo chino e non si giravan maia dar un’ occhiata in giro,

eran considerate ragazze non serie

perduto per sempre il loro avvenire

e rimanevan zitelle e disonorate

 

 

Gli uomini stavan di buon mattino seduti in fila

a fumar sigari  davanti ai bar guardavan con occhi sognanti

le donne meste  passare toglievanon il cappello

per far lor l’ inchino del saluto al sindaco a braccio della moglie 

Abbaiar di cani notte e giorno facevan a morsi per un osso e i gatti ad acciuffar topi,

  un vecchio zoppo veniva preso a sassate da una brigata di ragazzi

e ridevan tutti  per la negligenza di lui che non potea correre 

lo scemo del paese gridava tutto il giorno  per chissà cosa

e batteva le mani con forza

Secca era la paglia del povero mulo dentro casa 

stava lui insieme alle persone come stufa riscalcava

c’è ra pure un morto davanti l’ uscio di casa disteso  con le mani giunte,

attorno candele e donne vestite di nero  parevan monache

col il viso coperto pregavan ad alta voce  e gridavan pure il nome del povero defunto

Presto veniva accompagnato col carretto al cimitero e seppellito

in una fossa comune senza nome solo una piccola croce 

la processione con una fila di bambini in veste bianca

e le donne con il drappo nero ricamato in oro  tenuto a mano

si avviava dalla casa alla chiesa

L’ omaggio alla santa Padrona una vestizione religiosa 

si spogliavan dei lor miseri averi 

per donarli a Lei una richiesta un dono

un miracolo di salute o di soldi  non ha realtà quel misero paese  

risuona la campana sol per dir che c’è un morto   

bambini scalzi e donne incinte   

con una ciurma di piccoli scimmietti attaccati  

alla sottana e alle mammelle   sporchi gli abiti e le sottane

L’ uomo era omo lui solo lavorava e portava due soldi a casa 

oppur se li spendeva tutti a bere o a puttane

doveva pur riposar andava ogni sera all’ osteria con amici 

a fumar sigari mangiar legumi e ber vino 

tornava a casa ubriaco fracido e prendeva a botte la moglie

Le puttane venivan a settimane si davan il cambio

 

con le altre donnine nelle case d’ appuntamento

gli uomini vestivan con camicie bianche 

inamidate e brillantina in testa  e senza alcun motivo

davan legnate e cinghiate  ai lor figli per rispetto a lor

Non un lamento non un pentimento 

tutti eran così era una quasi normale logica morale 

delle mogli se il marito cambiava letto

  lui poteva e stavan zitte

Oscuro gioco di accettar la fine nell’ umiliazione

sarà anche diventata poesia spose bambine vestite in nero

  portate all’ altare per spose di buon mattino presto

   perchè era una vergogna apparir di giorno in compagnia

   di un uomo seppur marito e così se eran incinte 

mai farsi vedere in paese col pancione

si diceva col sorrisino  lei aveva fatto l’ amore

una cosa da tener chiusa al buio mai un orgasmo

e la passione d’ esser amata

Sfornar figli e lavar panni come cagne e gatti

  nove mesi su nove mesi sempre col pancione

Tutto restava nascosto mai un vestito nuovo o pulito

già a venti anni ne dimostravan novanta 

in quello stato grasse e pelose

E il medico condotto, veniva chiamato come un ultimo salvataggio

  a rotta di collo, dopo vari intrugli da bere, 

spalmare e ingurgitare misture, preparate da sapienti donne

andava dal malato a visitarlo  lui trovava

il catino dell’ acqua il sapone con l’ asciugamano 

sopra la sedia una vera sciccheria, dovea lavarsi le mani

per visitarle  ed anche dopo di bagno e pulizia

manco a parlarne  lo trovava disteso su un materasso di paglia

  e con le cimici che gli succhiavan il sangue

morivan per un nulla 

Di morfologia si accudivano fra loro 

un parto la mammaia sapiente di nascite 

una puntura, uno spicchio d’ aglio il togliere il malocchio

e sterminar i vemi

Camuffavan i lividi viola a cadute 

le donne dopo le botte del marito ubriaco

si  confortavano tra loro e il prete in confessione

le benediceva,  perchè era lor dovere accettar le sofferenze

trovavano posto in Paradiso

Accendiamo il ciclo vitale volta di quà e gira

di là la giostra e il circo equestre

portava allegria, unico maestro di scuola cartelle di cartone 

e l’ alfabetario e la cartina geografica attaccato alla parete

  pochi andavano a scuola troppi analfabeti

E bastato un calcolo elementare

nella ferocia balbaggia

difender il proprio ovile  dal nulla a nulla  

 

N. B... Ancora in certi posti non è cambiato nulla    

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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Rosaria Catania
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