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Biografie e Diari 17 febbraio 2019 · lettura 3 min · 1079 letture

Blà... blà... blà... "U Checcu"

Rosaria Catania 17 racconti pubblicati
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Divertente ed un pò retrò, stile di un tempo che,

alla moda insegnò poi tanto

  cercar fra scatoloni, ricordar forme e odori,.

ripescar emozioni e immagini un catalogo aperto,

fogli di veline di carta ingiallita color seppia,

con foto strappate, nitide visioni stampate a fuoco

  e li sotto il naso un sorriso

muovi lo sguardo,

una gamma di modelli tutti in fila,

scarpe da cerimonia,  da passeggio,

per lavoro, stivali, polacchini, ciabatte 

per bambini e bambine,

.un vasto assortimento

  dentro   quella minuscola bottega,   mancava l’ aria

non c’ era una finestra,  tutto era invaso dall’ odor di vernice,

  con due scalini ci entravi,

eran due rettangoli di stanze,  la prima col bancone,

la seconda per la prova

stavi seduta su una sediolina di vimini e lo specchio a preghiera 

  vedevi solo i piedi le tue luccicanti e rumorose scarpe

   si specchiavano li sotto il tuo naso,

  eran di alta moda quelle che facevan rumore

nel camminar

lui il calzolaio, tutto il giorno, sempre impeccabile nel suo eterno vestito grigio

   cravatta e capelli appiccicati con la brillantina

ti chiedeva gentilmente quando entravi

buoonnggiioornnno, chee, chee,   nunumeero chee chee modellloo modellooo

e cercava cercava, fra le numerose scatole sistemate

   tutte negli scaffali a parete,

appollaiato come un galletto sulla scaletta   tremolante

quel famoso numero,  col calzascarpe in mano

per paura che se lo portassero a casa

  era un topo, sapeva muoversi dentro quel piccolo buco

ed io piccina lo guardavo ammirata,

vedevo le sue mani annerite

  dal colore della vernice, usata perché,

le aggiustava pure le scarpe quelle rotte

   quante belle scarpe aveva, bianche e di vernice nera 

  le bianche venivano pulite con la biacca,

era una crema bianca che macchiava tutto

e mamma le diceva sà le dobbiam comprar più grandi 

  il piede cresce, devono durar certo un paio d’ anni

  il pensier di mamma era, ha la calza rotta   oppur non l’ ha cambiata,

farà odore quando le toglierà la scarpa, che brutta figura  

  pensava mamma,    prova e riprova,  queste son piccole,

  queste non mi piacciono   queste costano troppo

iniziava a spazientirsi, era l’ unico suo punto debole  

e non solo le iniziava il suo tic,  aveva anche il vizio di balbettar

oh! mamma mia... AIUTACI TU... 

  non riusciva più a dir e far nulla  

diventava una farfalla

blà... blà... blà… blà...   era fatto così  

prendere o lasciare e andar via   

Un ricordo affettuoso

  A Francesco Cassisi 

 

Storie vere  

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«Una storia vera vissuta da me piccola e unico rivenditore di scarpe e ciabattine nel mio paese»

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Rosaria Catania
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