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Biografie e Diari 11 febbraio 2019 · lettura 4 min · 2044 letture

La casa dei miei ricordi

Rosaria Catania 17 racconti pubblicati
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T’ allieta un gran ricordo,

quando gli anni corrono via,

ritorni indietro nella memoria, 

non vuoi farli fuggire,

  tutta chiusa lei se ne stava ad aspettar te

, che la cercavi 

  Luminosa  te la sei ritrovata d’ innanzi, 

  scintillante  chiara  piccola, vecchia

  eccola la mia dolce casetta

    Li son nata  in una notte di marzo,

  mi dicevan alla mia domanda  da dove son venuta

  la cicogna era entrata da quel piccolo buco 

li  dal soffitto  dove il muro s’ era crepato 

  Era una palazzina di due piani,

su un vecchio rudere di pianterreno

  un gran portone  ed una  scalinata

  di gradini neri in pece 

portava su

  Dentro si stava bene, 

ricordo ancor  la grande sala  con pavimenti  in ceramica,

dove tutto si svolgeva li dentro

  era camera matrimoniale, giochi,  studio e  ospitalità 

  Il sole non mancava mai

.  dalla grande persiana  entrava ogni giorno

  senza bussare. la

in quel grande balcone   sbocciò la mia fantasia

  volava sognava alto. di andar lontano lontano

  Con una semplice cordicina  avevo l’ altalena

  con due sedie e una coperta  una tenda dove nascondermi 

  col manico di scopa un microfono   e con le piante grasse 

  scrivevo sul muro  a mò di lavagna   

Cantavo tutto il giorno. ed insegnavo al vento le mie storielle

  ero ancor tutta sola in quella casa

  ancor piccola, mio fratello doveva ancor venire

  e dentro la cameretta di canne e gesso,  le sere d’ estate

  mi facevan compagnia anche le blatte

  Una micro cucina ed un ugual bagno, 

  solo il water ed un secchio d’ acqua

  cadde a specchio  tra il rossore dei gerani e 

  gli enormi piatti di ceramica in fila sulle sedie

  col pomodor ad asciugar al sole,  con l’ uva a seccar

  e la marmellata di mela  cotogna nelle coppette di ghisa 

  profumi da ubriacar  il più astemio dei bevitori

  e frà api,  mosche e zanzare,  una bella goduria

  sabbia, salsedine, mare, bagni, pioggia fango,

risi e pianti  volò l’ infanzia

    Pensieri di quei giorni  in me perduti e ritrovati

  fra le gambe di nonna stretta  perdevo i primi miei denti da latte

  poi il bagno domenicale,  dentro la vasca di zinco

  col puzzo del sapone di casa che,

facea bruciar gli occhi e tutto il resto

  Fuori l’ ombra dell’ estate,  tutto l’ anno andava avanti

  con le rondini sul tetto  e gli oleandri di vari colori

  Il babbo col pigiamone  seduto di buon mattino

  a corregger compiti  dei suoi alunni  con caffè e sigaretta in mano

    In tutta casa l’ odor del basilico,  pomodoro e pasta

  o il buon pesce a zuppa sulla tavola apparecchiata

  non mancava mai 

  Il mio buon latte ancor bevuto in biberon 

  coperto con una pezzuola seduta li sullo sgabello

  Stretta stretta,  dentro quel minuscolo balconcino  mal ridotto

  e pericolante  dove,  un dì, 

con una gamba a penzoloni  son rimasta incastrata

  Dove sei sera  non t’ affrettar da venire,

  fammi goder ancora questa fiamma 

Oh... mia cara casetta  dall’ odor di muffa, 

basilico e gelsomino

  portami ancor all’ infanzia mia

dimenticar  gli  affanni e gli anni  

Mi sembra di aver raccontato  una bella favola

  col pensier lontano ti rivedo 

  e sei con me nel mio cuore  

  Alla memoria  di chi non c’è più 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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