7/08/1976 40 gradi
7/08/1976 h 10, 30
Avete idea delle temperature che a abbiamo avuto oggi? Immaginatevi una giornata pressoché uguale, caldo soffocante, nessun condizionatore, ne in macchina e tanto meno in casa o in chiesa. In chiesa non ci sono sono nemmeno oggi, almeno credo, visto che sono anni e anni che non mi affaccio in una chiesa. Forse si ci sono andata per qualche messa funebre ma era sicuramente per qualcuno a cui tenevo moltissimo e forse non era estate. Dovrebbero metterli vista la quantità enorme di denaro che ha il clero. Non parlo di Dio che è un’altra cosa. Avevamo allora in casa dei miei genitori un piccolissimo cortile, mia madre l’aveva lustrato il pavimento in cemento quasi a farlo risplendere per quella occasione e lì aspettavamo lo sposo. Io avevo "scelto",povera me un abito da sposa che a vederlo oggi e all’idea di indossarlo ad agosto con certe temperature mi sta far male. Ora ve lo descrivo. Partiamo da su, un colletto alla coreana valorizzato da piccoli ricami che mi avvolgeva coinvolgente il collo in modo da non farmi raffreddare e non far intravedere niente di ciò che ci abitava sotto. Il corpino ricco anch’esso di ricami trasversali imbalsamava la creatura . Le maniche partivano sbuffate il tessuto trasparente lasciava intravedere un pò di braccio ma purtroppo anch’esso pesante, terminavano con dei polsini altissimi, di moda all’epoca, ovviamente ricami a manetta. La parte inferiore era formata da una gonna lunghissima formata da tanti volants che dietro si allungavano fino a formare un lungo strascico. I tutto pesava parecchi chilogrammi. Sarebbero serviti i pagetti ma allora i figli si facevano dopo. Per una ragazzina esile di 40 kg di peso era veramente eccessivo. A pensarci oggi quel peso avrebbe dovuto mettermi in allarme. Ero andata a comprarlo in un negozio all’ingrosso e quasi non me l’hanno neppure fatto misurare. Desideravo il cappello e mio padre mi disse ..vada per il cappello. Sul petto il vestito aveva una rosa finta tipo seta appuntato con uno spillino. Ebbene così mi sembrava perfetto, un luk perfetto per il mio matrimonio. Vestito colore beige, ben caldo, cappello e speranze. Non posso trascurare l’acconciatura sotto il cappello, avevo dormito tutta la notte con i bigodini, i capelli erano lunghi e i boccoli abbastanza evidenti. Ero perfetta sudata al punto giusto. E così mi presentai allo sposo. Prendevo il mazzolino, prendevo un bel po di riso, grano e monetine da cinque lire in faccia e mi avviavo verso la mia nuova vita.
Commenti (1)
Mi permetti un suggerimento? Finendo di leggere il racconto, sembra che questo debba continuare... Perché non scrivi la seconda parte? Il caldo che ha fatto questa estate ti potrebbe dare tanti spunti... , a presto!
