Seguendo (mi)
Elena Poldan
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Sento il vento e mi perdo in mille nodi di silenzio, oltre quel muro di pudore. Alle soglie del sole, mi ritrovo nuda, senza passato e con in mano un presente a brandelli, almeno dentro, in quegli antri di cervello battuti da onde malsane, da un singolare sentire, che diventa di ferro quando il sole selvaggiamente mi scopre, lasciando, impietoso, esposte tutte le mie ferite, così timide e impaurite, così svestite e sole, così desolate, così indecenti. E poi ritrovarsi immersi in un quotidiano che impone di indossare maschere e armature, quando io vorrei solo lasciarmi andare in quel letto di spine, senza corde o liane, dove morire, fra ricordi, nostalgie e rimpianti, rimpicciolendomi sempre di più, fino a diventare invisibile, e vedere gli altri come giganti e sentirsi soffocare in questa gara in cui si parte perdenti, dove annaspare nei propri sbadigli.
Guardare fuori da una finestra, vedere il cielo grigio e d’un tratto sentirlo di nuovo amico, nelle foglie strappate al ramo e librarsi nell’aria, per una destinazione indefinita.
Sentirsi foglia senza ramo, anima negletta nell’immensità dispersa, in cerca di se stessa, in una rincorsa senza sosta.
Guardare fuori da una finestra, vedere il cielo grigio e d’un tratto sentirlo di nuovo amico, nelle foglie strappate al ramo e librarsi nell’aria, per una destinazione indefinita.
Sentirsi foglia senza ramo, anima negletta nell’immensità dispersa, in cerca di se stessa, in una rincorsa senza sosta.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
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