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Sociale e Cronaca 1 febbraio 2021 · lettura 15 min · 890 letture

La vigilia e il giorno di natale negli anni 46/50

e
emiliapoesie39 14 racconti pubblicati
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Costumi- usanze-  tradizioni

 

Si  attendeva  la  vigilia del  natale,  con  entusiasmo e  gioia; direi  quasi  con  fibrilazione  da  noi  bambini, ma  anche  dai  più  grandi.

Come   ho avuto  già modo  di dire, io  sono nata  e cresciuta  in  una  famiglia  contadina, composta  da  più  nuclei   famigliari…

Nella nostra  casa   vigeva l’ accordo, l’ affiatamento, responsabilità reciproca con  il  dovere  e il  piacere della  convivenza.

Mia  madre  vergara, era  lei  che  pensava   alla spesa, alla cucina, al  vestiario  di tutta  la famiglia. Zia  Enrica, moglie di zio  Luigi, era la nostra  confidente, la nostra  accompagnatrice  alle   feste  da  ballo  che   venivano  date  nelle  vicine  contrade, o

al  paese  per le  funzioni  religiose.

La  mattina  della  vigilia, a  turno  ci facevamo  il  bagno in  una  stanza attigua  alla  stalla  del  bestiame bovino, con  l’ acqua  calda  che veniva dalla   cucina o   esattamente da un serbatoio in lamiera  installato  nel  cammino, nel  retro del fuoco. L’ acqua  giungeva a noi  per  caduta per  mezzo  di un tubo di plastica  a getto….ideato dai fratelli più grandi.  La mattina  della vigilia  era  d’ obbligo  il digiuno  anche per  noi  bambini   dall’ età scolare.  A pranzo  si  mangiava  un  piatto  unico di  pasta  fatta  in casa, condita  con  baccalà  o altro ma sempre di magro.

Le  sorelle  maggiori passavano  il  pomeriggio  a fare  le pulizie, e la casa  veniva  ripulita  da cima a fondo con  particolare attenzione  ad  ogni  angolo. La  casa  doveva  essere proprio  in ordine anche perché le ragazze  dovevano  ricevere i relativi  fidanzati e attendere  la venuta  del   bambino   GESù.

Noi  bambini  in un angolo  della  cucina, sopra  un piccolo  tavolo  allestivamo   il presepe realizzato  con   tante  montagne ricoperte  di muschio  e stradine tortuose  di  ghiaia. L e  figurine  le  ritagliavamo  dai  vecchi  libri,  con  colla  di farina le  attaccavamo  su  cartoncini  che  sistemavamo  nella  capanna,  fatta  con  corteccia  d’ albero.  Non  vi erano  luci e solo  il  Bambinello  era  una  statuina… Noi  credevamo  in ciò  che  si  faceva  e davanti  al presepe con raccoglimento  si  recitavano  le preghiere  e le poesie  che le maestre  ci  avevano   insegnato.

La  sera  era  una  festa  arrivavano  i  fidanzati  delle  sorelle con   i relativi  accompagnatori  detti  *i somari* cioè i portatori  materiali  dei  doni per le fidanzate. Nei pacchi c’ erano per  tutti  i componenti  della  famiglia   castagne, mandarini,  arance, una  bottiglia  di  spumante,   caramelle,  torrone  di  mandorle

e per  la fidanzata  un paio  di  calze  di  seta .

Nella nostra famiglia  non era  ancora  arrivato  il  panettone.

Verso le 19  dopo  una breve preghiera di  benvenuto  a Gesù  Bambino  si  dava  inizio  alla  cena che  consisteva in un piatto  di  baccalà   con  patate, di  stocafisso  con   gobbi- cardi,  di  sardella  salata con   broccoli – cavolfiori e poi  tanto per  rinfrescare  il palato il  cuore  del  sedano  al  pinzimonio. Vino  a piacere  per  i  grandi, per noi  piccoli   un  goccio allungato  con   l’ acqua  tanto  per  permetterci   di  festeggiare … Alla  fine  un’ arancia per  ognuno oppure  un mandarino e per   tutti  un pezzetto  di  torrone   alla  mandorla.   CONCLUDEVA  la cena un po’ di vino   cotto  con   buccia  d’ arancia il *brulè *  che   a detta  degli  anziani   aiutava   a digerire.

Terminata  la cena,  si  andava   quasi  tutti  alla  messa   di mezzanotte.  Come  per  un  tacito  accordo  preso   in precedenza  con le famiglie  vicine, man mano  che  ci

incamminavamo  si    rideva,  si scherzava e lungo   il tragitto si raccontava  ciò   che   avevamo   mangiato.

Noi  bambini  parlavamo  di   cosa  avremmo  ricevuto   dal  Bambinello, della  letterina  che  l’ indomani avremmo   messo  sotto  il piatto  di  nostro  padre:

letterina  fatta  da  noi  bambini,  anche   se   con   l’ aiuto   della  maestra.

Ricordo  di non   averla  mai  comprata quella   letterina ma  di  averla  disegnata  e poi colorata   sempre   da sola. AL centro   del  foglio  si  metteva   l’ immmagine  di S. Giuseppe, Gesù Bambino, e la Madonnina.  Il  poco  scritto  che si  metteva era la

promessa  di  essere  più  buoni  e bravi  a scuola. Il tutto  veniva  incorniciato  con delle  * greche* colorate.

La zia Enrica era la nostra guida, mamma restava  in casa per  aspettare  la  venuta   del   Bambinello,   rimetteva  in    ordine  la  casa e preparava  la  cucina per  ricevere   simbolicamente  il Bambino;  la  cucina   perché  era  il luogo  più caldo quindi  atto  a ricevere Gesù.  Era  un rito  una  tradizione che puntuale  ogni   anno  si  ripeteva.

Il  ceppo  più  grande,  di legno  migliore il   cosi  detto  *ceppo di  natale* si metteva  a  bruciare la vigilia   di  Natale e doveva  durare  fino  all’ epifania.

Un   lume  acceso a lato, una  sedia  davanti  al  fuoco  sulla  quale   veniva   appoggiato   un   asciugamano  di  lino bianco , il più morbido,  il   più bello…..

un   catino  di porcellana  con  dell’ acqua  tiepida  per  il  bagno  del Santissimo.

Mentre  noi  ci  avvicinavamo    al  paese,  sentivamo  suonare  le campane   a festa

allora   si  allungava  il  passo  per  non  arrivare  in  chiesa  in ritardo.

IL  vecchio  parroco  celebrava la s. messa e tutte le luci  venivano  accese, mentre l’ organo e un  coro di voci  riempivano  la chiesa. IL   sacerdote si commoveva e ci mostrava  il Bambinello  e   noi  uno  a  uno  lentamente si baciava  il  simulacro.

Posso  dire  ci  si  avvicinava   a LUI  con  umiltà  ,devozione  amore .

IL  ritorno  a  casa,   anche  se lungo non   ci sembrava  duro   e faticoso    perché  una  luna luminosa  ci  faceva compagnia  e illuminava  la bianca  strada   e c’ era  anche la gioia del  ritorno  e cantavamo  canzoni  sacre popolari   tutti  in coro e

l’ attesa  per  la   sorpresa di  cosa  noi   bambini   avremmo trovato ai piedi  del letto.

Io  ricordo  che,  quasi  sempre  vi  trovavo  un  paio   di  calzettoni fatti   ai  ferri  da  mia  madre,  una  maglia   di  lana   di  pecora, che  quando  la  mettevo   mi dava  un  forte  prurito, ma  in  compenso   teneva   caldo…

Si  concludeva  la  vigilia  con  uno scambio  di  auguri ai  vicini  per  il  giorno  dopo, quello  di   Natale  era     un  giorno  sacro e si  andava  tutti  a messa ed  anche  gli    uomini  facevano  la comunione.  C’ era il rito di un rinnovato  scambio  di  auguri.  Non  si  ostentava  ricchezza, ma  raccoglimento, non c’ era  pubblicità,  non  c’ era  snobbismo ma  un  vivere   semplice. Era  finita   da  poco  la seconda  guerra mondiale  e ci  auguravamo   una  pace  duratura   e il ritorno  di  tanti  giovani  fatti  prigionieri.

Anche  il  pranzo di natale  si  svolgeva  nella santa e quieta  serenità, si iniziava con brodo  di  cappone  con  stracciatella, spaghetti  conditi  con frattaglie  di pollo e pomodoro, parmigiano  a piacere. Cappone lesso  con  erbe  cotte… mandarini…

Il  pomeriggio  si  trascorreva in  casa attorno  al  camino    acceso, solo  verso  le diciasette ci  si preparava  per  andare  al  paese  per la preghiera  di  ringraziamento,   e  benedizione, allora la s. messa nel  pomeriggio  non si celebrava.

Il  ritorno  a  casa  veniva  sempre  fatto  a piedi  con  i  vicini  di  casa  e   confinanti.

La  sera  di natale  i discorsi che facevano    i grandi  erano  improntati  inerenti  alla campagna,  al clima, ai  lavori  conclusi…… tutti legati alla  speranza  di un futuro  buon   raccolto, specialmente  del  grano cosi   importante  per la sopravivenza   della  famiglia. La  cena che consisteva   in un bel  coniglio,  cucinato  in pentola con  ripieno  *doveva  bastare per 20- 22 persone* il  fuoco  a carboni  accesi  veniva messo  nel  fornello  e poi con la ventola si dava  aria, perché non si spegnesse,

allora  non si pensava lontanamente che la luce elettrica   o i  fornelli a gas nella   grandi  città  già esistevano. ed era un duro lavoro per la massaia.

Cosi  si  concludeva il giorno  di  natale, ,giorno  sacro per tutti i credenti, e perché tutta la famiglia si ritrovava unita  come dice un vecchio proverbio * natale  con  i tuoi  pasqua con  chi  vuoi* il  natale giorno  unico  per  i cattolici.

IO da piccola  ero  una  bambina timida  silenziosa ma  sempre  attenta  ai discorsi  dei grandi….ero felice  nel mio  essere, nel mio  mondo, perché  potevo godere di una  casa spaziosa  di  nuova  costruzione, dell’ affetto  dei genitori, fratelli,   zii, cugini e parenti  tutti.  Potevo godere  del  sole, dei vicini  monti imbiancati  ai primi  freddi, dei   prati fioriti  nel  mese  di  marzo, di poter  correre a piedi nudi  ai tepori  di maggio. Non chiedevo  di  più al  mio  tempo, non avevo  paura del mondo perché  il mio  mondo era li, a mia portata  di mano.  Se  avevo  qualche ora di  tempo  libero

da  impegni scolastici  o lavori pertinenti  a  noi piccoli  lo  dedicavo  alla  lettura  del  libro  *cuore* che la  maestra  ci  aveva  insegnato   ad   amare.

Oggi  invece  pur  avanti  con  gli  anni,, ho  paura  del  domani e mi chiedo rattristata

quale  futuro  avranno i nostri figli, i nostri  nipoti,  perché  l’ evoluzione  e lo sviluppo   della  scienza  vanno  cosi  in  fretta… da  sorpassare  affetti,  fede  e principi  morali

in  passato   sacri per l’ uomo, oggi si  guarda al successo, ai  simboli  che la televisione ci  propina, al  consumismo,  al  denaro….Sicchè il S. Natale  è  stato lentamente ed incoscientemente  trasformato in un  avvenimento  commerciale,  anziché  santo  e religioso.

 

 

                                                                                   emiliapoesie39

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
emiliapoesie39

scrivo da quando bambina frequentavo le medie e trovandomi in collegio soffrivo per la mancanza della famiglia e abituata come ero agli spazi aperti mi sentivo soffocare e allora brevi frasi o magari un brevissimo pensiero lo buttavo giù. a distanza di tempo continuo a scrivere anzi è il mio hobby ....scrivo diari di

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Letta con piacere Emilia. Un abbraccio. (Vivì)

Commenti (1)

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Vivì2 febbraio 2021

I ricordi dei Natali del passato che tornano con prepotenza e nostalgia in periodo in cui le feste sono passate un po’ in sordina per via della terribile pandemia che ha colpito il pianeta. Tenere viva la memoria anche per il Natale non può che portare bene e rinfrancare lo spirito un sottotono.