Per un Mondo migliore
Ciascuno di noi è chiamato in ogni ambito dell'esistenza ad assolvere ad un compito, umile o grandioso che sia non ha importanza, pertanto ritengo che consapevolmente o inconsapevolmente siamo tutti corresponsabili dell'attuale situazione.
Abbiamo lasciato che attraverso alcuni organi politici, sociali, economici e religiosi, le nostre paure più profonde venissero manipolate e sfruttate al fine di garantire ad una cerchia ristretta la nostra sottomissione.
I medici che vivono sulle disgrazie della gente approfittando di uno stato di debolezza delle persone e dimenticando intenzionalmente ciò per cui hanno giurato di prestare servizio.
I giornalisti che fomentano la paura e generano egregore di pensieri negativi attraverso i loro articoli che, non a caso, scrivono utilizzando un vocabolario fatto solo di termini per lo più apocalittici e catastrofici (non dimentichiamoci peraltro che dietro le quinte c'è sempre un burattinaio che tira i fili a scapito della libertà e imparzialità dell'informazione).
Gli insegnanti che non sono più in grado di adempiere al loro ruolo di "formatori" di menti perchè fortunatamente i giovani hanno imparato a pensare con la propria testa, motivo per il quale sempre più genitori non riescono ad "imporsi" sui propri figli.
Lo stesso vale per i fedeli che non si accontentano più della verità predigerita da secoli di oscurantismo e proibizionismo da parte della Chiesa e che se vogliono accedere ad una parvenza di Speranza e godere di uno spiraglio di Luce si rivolgono altrove.
Si noti che non sto giudicando il modus operandi delle istituzioni, nè sto accusando o puntando il dito dicendo che personalmente avrei saputo fare di meglio; anzi forse prescindendo da questo modo di "agire" non sarebbe stata concepibile un'inversione di rotta verso un modo di "essere".
Penso però che alla base di tutto ci sia una visione distorta della realtà: non abbiamo saputo riconoscerci e abbiamo interpretato nelle diversità che ci contraddistinguono dei motivi di timore, con il risultato che siamo ricorsi alla globalizzazione per uniformarci, per appianare le disomogeneità rendendoci così ancora più prevedibili e di conseguenza più controllabili. Se ci si fosse sforzati di andare oltre alla "dualità", cercando di vedere nell'altro se stessi e non qualcuno da soggiogare, agendo cioè nella consapevolezza che tali azioni sarebbero ricadute a loro volta sugli stessi da cui sono scaturite, forse adesso non ci troveremmo di fronte ad una tale realtà dei fatti.
Non mi sono pronunciata sulla classe politica non per astensionismo, ma perchè come tutte le altre rientra nella categoria di chi basa il proprio potere sul principio "dividi et impera".
Forse verrò giudicata superficiale per aver cercato di commentare una situazione tanto complicata con concetti per lo più ovvi e talvolta banali, ma alla base della complessità non si trova forse la semplicità?
Pertanto la mia proposta per cercare di migliorare le cose si riduce ad una parola: "accettazione".
Accettazione non intesa nel senso di rassegnazione ma, come l'etimologia stessa del termine suggerisce, intesa come riconoscimento del fatto che chi è diverso da noi fa parte di noi e che nelle peculiarità di ciascuno si celano le potenzialità di tutti.
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