Non tutto quello che luccica
Ormai era quasi mezzanotte. Stefania si rigirò per l’ennesima volta nel letto, non riusciva a prendere sonno, faceva molto caldo e, in più, il suo “ simpaticissimo” vicino di casa teneva il giradischi troppo alto per i suoi gusti; “ Almeno fosse bella musica!” - disse tra sé - “ Adesso spegnerà” - ma quando più tardi riguardò il suo orologio vide che era l’una passata, si alzò dal letto con uno scatto e andò a bussare alla porta accanto.
Un giovane aprì quasi subito e quando la vide uno splendido sorriso si dipinse sulle sue labbra. Stefania gli disse con voce palesemente contrariata che non aveva potuto prendere sonno “ grazie” al baccano che stava facendo con la sua musica! Lui le chiese scusa e le promise che non sarebbe successo più. Stefania se ne andò con un secco “ lo spero!” entrando e sbattendo la porta di casa sua.
Il sole era già alto in cielo quando Stefania aprì gli occhi. Balzò dal letto e andò direttamente sotto la doccia, pensando che aveva dormito poco e male; evidentemente l’episodio della notte precedente le aveva tolto il sonno.
Si vestì in fretta, si diede una aggiustata ai capelli e, con le chiavi in mano uscì di casa. Il giovane era già lì sul pianerottolo ad attendere l’ascensore e Stefania, nel accorgersi della sua presenza mentre chiudeva la serratura del portone, provò un profondo senso di disagio che la distolse dai suoi pensieri. Lui le sorrise radiosamente e le rivolse un caloroso “ Buongiorno!”. ” Salve”, rispose lei con freddo entusiasmo. Entrarono insieme nell’ascensore e, appena si aprì la porta al piano terra, la ragazza uscì quasi di corsa verso la sua macchina partendo come un razzo.
Appena entrò in ufficio la guardarono con un sorrisetto ironico, ma Stefania non disse una parola e si mise subito al lavoro. Sopra la sua scrivania c’erano già una decina di fogli e capì che avrebbe dovuto rimandare il pranzo, cosa che la irritò ulteriormente. Non aveva nemmeno fatto colazione, così prese il telefono e ordinò qualcosa al bar.
Quando finalmente uscì alle sette di sera, ebbe un leggero sussulto: il suo vicino di casa la stava aspettando fuori e, tendendole la mano, le disse: “ Scusami Stefania, ma il minimo che posso fare per farmi perdonare è quello di portarti a cena, me lo permetti?”. Lei aveva voglia di mandarlo a quel paese, ma era veramente stanca, se fosse andata a casa si sarebbe buttata sul letto senza cenare, quindi istintivamente fece un mezzo sorriso ed accettò l’invito. La cena era buonissima e, dovette ammetterlo a sé stessa, anche Raul – questo era il nome di lui - fu una eccellente compagnia. Parlarono un po’ di tutto e il tempo volò via in un attimo. Fu Stefania a dire che era giunta l’ora di tornare a casa, altrimenti la mattina seguente sarebbe arrivata di nuovo tardi in ufficio. Risero insieme e lui la accompagnò alla sua macchina salutandosi amichevolmente.
La cosa si ripetè varie volte, finché una sera Raul, mentre uscivano dal ristorante, le prese una mano e le chiese di poterla accompagnare a casa. Lei si mostrò titubante e gli rispose che non poteva lasciare lì la sua macchina e che... ma lui la interruppe dicendole che non doveva preoccuparsi per la macchina in quanto ci avrebbe pensato lui.
Lui la accompagnò a casa, le aprì la porta e fu così che incominciò per loro una tenera storia d’amore. Stefania era felice e, per la prima volta, si sentiva avvolta da un sentimento vero che sembrava cambiarle il sapore della vita. Raul si comportava come un vero innamorato e la colmava di attenzioni, era gentile, educato, e mai una volta la fece dubitare della sua lealtà. Eppure c’era qualcosa che non capiva, una sensazione, un’inquietudine. Chi era veramente Raul? Non parlava mai della sua vita, della sua famiglia, del suo passato; non portava la fede al dito ma questo non la tranquillizzava molto. Lei invece le aveva detto tutto di sé, non escludendo situazioni molto intime che riguardavano i suoi rapporti con i genitori, come il fatto che se ne fosse andata di casa perché non sopportava più il comportamento aggressivo di suo padre nei confronti di sua madre e che a lei non le permetteva di uscire o avere delle amicizie. Sua madre non si ribellava mai e lei non ne poteva più di quella vita. Il giorno che se ne andò di casa pianse molto, abbracciò forte sua madre promettendole che appena avrebbe potuto sarebbe tornata per portarla con sé.
Ma nella vita una cosa sono i sogni, i buoni propositi, un’altra è la realtà. Le cose però stavano cambiando, non si sentiva più sola, e disse a sé stessa che quella sera avrebbe parlato di sua madre a Raul.
Infatti, dopo una notte appassionata, Stefania parlò seriamente con Raul e gli espose il problema. Lui cambiò immediatamente espressione, la guardò dritto negli occhi e le domandò se si trovasse male con lui e perché non gli avesse mai parlato delle sue intenzioni. Stefania ci rimase male, nemmeno lui le aveva mai detto niente della sua vita, pensava che fosse normale che prima si conoscessero bene loro due. Raul, un po’ scocciato, le disse che ne avrebbero parlato il giorno dopo e che ormai si era fatto tardi ed era meglio dormirci sopra.
Il giorno dopo era sabato e nessuno dei due doveva andare al lavoro. Stefania comunque si alzò presto, si fece la doccia e preparò il caffè, poi si mise al balcone per guardare il panorama, quando sentì le mani di Raul che la cingevano per la cintura, si girò piano piano e si baciarono come se nulla fosse successo. Però Stefania non volle rimandare quello che a lei stava molto a cuore. Lo prese per una mano e andarono a sedersi sul divano. Lei lo guardò con una certa preoccupazione e con voce incerta gli disse che avrebbe voluto continuare il discorso che avevano interrotto la sera prima. Raul si alzò in piedi di scatto e, senza giri di parole, le disse che se voleva che loro due continuassero ad andare d’accordo doveva dimenticare quell’argomento. Stefania rimase senza parole, non era normale quella risposta, doveva darle almeno un motivo, una qualsiasi spiegazione! Ma, senza aggiungere altro, andò in camera, si vestì e se ne andò.
“ Qui c’è qualcosa che non quadra”, pensò Stefania e, senza pensarci troppo, prese il telefono e compose un numero: “ Ciao Giorgio, ti disturbo? Avrei un favore da chiederti, possiamo andare a sederci in qualche bar?” Dopo meno di mezz’ora si trovarono seduti dentro un bar non molto lontano. Lei e Giorgio si conoscevano dalle elementari, erano buoni amici ed era sicura che lui avrebbe potuto aiutarla anche perché era un bravissimo detective.
In poche parole Stefania gli spiegò come stavano le cose e delle stranezze di Raul: “ Cosa c’era dietro a tutto questo?”. Dopo averci pensato un po‘, l’amico le disse di non preoccuparsi, che si sarebbe subito messo al lavoro, ma si raccomandò di non tornare più sul argomento con Raul. Così fece.
Stefania chiese scusa a Raul promettendogli che non gli avrebbe più parlato di sua madre e le cose tornarono come prima, anche se dentro al suo cuore ormai si era spezzato qualcosa.
Passò quasi un mese da quel giorno e Stefania incominciava a sentirsi in ansia, il suo amico Giorgio pareva essersi dimenticato di lei, non voleva telefonargli per non insospettire Raul che la guardava in modo strano, poi pensò che fosse solo una sua impressione.
Un sabato mattina, vedendo che era una bellissima giornata, Raul le propose di andare al mare. Stefania disse subito di sì, sentiva il bisogno di svagarsi un pò e una passeggiata al mare le avrebbe fatto bene.
Arrivarono in una spiaggia solitaria dove c’erano alti scogli, l’aria era tiepida e molto gradevole. Lui la prese per mano e cercarono una parte all’ombra dove si sedettero a chiacchierare. “ Parlami di tua madre” - le disse all’improvviso ma incominciò a baciarla in modo quasi violento. Stefania cercò di liberarsi, ma le mani di Raul la stringevano come una morsa sul collo; lei iniziò ad urlare, a chiedere aiuto e, quando sembrava che per lei non ci fosse via d’uscita, Raul sentì un forte strattone e un pugno sul mento che lo lasciò stordito sulla sabbia.
Giorgio era lì e la aiutò a mettersi in piedi. “ Ma tu da dove sei uscito?” - gli chiese Stefania. Giorgio, guardandola con un sorriso mentre altri due poliziotti portavano via Raul a bordo della loro autoradio, le spiegò: “ Sono due settimane che vi seguo senza farmi vedere, naturalmente! Dovevo aspettare che fosse lui a fare un passo falso, altrimenti non potevo fargli niente. Si tratta di un pericoloso maniaco sessuale che ha già ucciso due donne”. “ Mio Dio!” disse Stefania portandosi le mani al viso, “ E tu... tu mi hai lasciata tutto questo tempo in pericolo?”; “ Maa noooo, dai!.. Tu eri sorvegliata notte e giorno!!! Ti ho detto che dovevamo aspettare che lui agisse..
Stefania scoppiò a piangere e Giorgio le passò un braccio attorno le spalle mentre l’accompagnava verso la macchina... Per lei si apriva un doloroso capitolo da dimenticare.
Sono nata a Milano, per caso, perché i miei genitori e tutta la mia famiglia sono di Bondeno (Ferrara). Avevo solo 5 anni, quando emigrammo tutti in America, nel bellissimo e prospero Venezuela, che ora purtroppo non è nemmeno l’ombra di quel paese meraviglioso che ci ha accolto con amore, dove sono cresciuta, dove ho
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