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Biografie e Diari 2 luglio 2011 · lettura 2 min · 1077 letture

La tormenta

Jeannine Gérard 95 racconti pubblicati
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 Il mare è calmo questa giornata, calma come non è stata mai.

Zéphir non osa ancora turbare i suoi fiotti muti. Pallidi nugoli accarezzano dolcemente i contorni delle montagne e, lasciandosi cadere sulle acque, sembrano arretrare l'orizzonte.

La mia fantasticheria diventa solenne.

Ma il sole sparisce d‘improvviso, e il cielo si oscura.

Appare in lontananza un muro di nuvole sinistre. Sento la respirazione rauca della tormenta che si avvicina. Un gabbiano argenteo perso nelle nube sfiora le acque e fugge ad ala spiegata. L'oscurità s’ispessisce.

Zéphir aggredisce l‘aria con forza brutale. Il mare rabbrividisce, un tuono sveglia i fiotti, e molto presto dantesca diventa la giornata.

Tutt' intorno è solo fragore muggiti e ruscellamenti. Il sentimento di solitudine che mi avvince sa del capogiro. Ascolto il suono lamentoso delle onde schiumose che si spezzano sul costiero. Persa in mezzo ai nugoli e alla merce di Zéphir impazzito una sensazione di abbandono fa eco a delle sofferenze antiche che mi sforzo di respingere.

Ma tutte le mie solitudini passate risalgono in mucchio dal fondo dei miei abissi interiori e mi rinviano senza riguardi ai miei dolori infantili più segreti Quelle che non ho potuto urlare allora, tanto erano insopportabili.

-Papà è partito dice il fantasma di mia madre che appare davanti a me. Il suo viso è distrutto dall'afflizione. Fa finta di esistere, per noi, i suoi bambini.

Dove? Mi sento rispondere... Avevo otto anni e la partenza di mio padre aveva assassinato i sogni che nascevano in me.

Papà, perché mi hai abbandonata? mormoro ancora.

Ho male e non sono che solitudine!

Mi nascondo nella mia tristezza, la bevo fino allo scarto e mi torco a metà asfissiata nel dolore più intenso. - - - -

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Traduzione della mia poesia " La tourmente" che postero domani - Fu un giorno che mi trovai sulla spiaggia di Positano, costiera Amalfitana, Napoli. Dopo una bellissima mattinata, si scatenò un temporale improvviso. Il scenario divenne apocalittico in questa piccolissima baia incantevole e chi sa perché, i temporali nei luoghi marini sanno di tormentose introspezioni? È come leggersi dentro nei giorni di solitudine e di rabbia, bufera interiore irrefrenabile come quella tempesta qui sopra dettagliata.»

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Jeannine Gérard
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