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Spiritualità 14 agosto 2011 · lettura 4 min · 1102 letture

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Pasqui 219 racconti pubblicati
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Camminavo sulla sabbia bagnata in cerca di pietre particolari smussate negli angoli dal vento e dal tempo , allora avevo la mania di raccogliere pietre che mi suscitavano immagini fantastiche del tempo passato, quando improvvisamente, l'orologio che era il mio cuore si fermò rimanendomi senza tempo interiore. No, non aveva avuto un infarto, per nulla,  solo che mi accorsi che il tempo non mi apparteneva più, mi ritrovavo in un'altra dimensione a me sconosciuta, avevo paura.  Strana sensazione provai, era come il tempo fosse sparito da qualche parte rimanendomi solo. Ecco allora, il fermarsi del mio cuore.  Cuore o muscolo  che qualche  attimo prima pulsava la strada del domani,  ora  era fermo spaventosamente sulle porte del nulla, di un non tempo, né presente, né passato. Un tempo che accortocciatosi su se stesso svolgeva alla fine rotolandosi su se stesso. Raccolsi in fretta le poche pietre particolari trovate sulla sabbia bagnata, le depositai in un sacchetto fatto di stoffa di colore rosso con al  centro disegnata una rosa,  e cominciai a correre senza una meta, volevo acchiappare a tutti i costi il tempo sfuggitomi. Interrogai  il rumore  lento del cuore, ma non ci fu risposta.  Ero solo come mai ero stato, senza tempo e quindi senza storia e senza appartenenza, ma anche senza i battiti vitali del mio cuore, tutto ciò, in un caotico gioco del nulla provare. Eppure ero nato, eppure avevo vissuto cercando di scoprire sempre nuove dimensioni del mio provare, fino ad un pezzettino di piccolo tempo passato poco tempo prima. quando raccoglievo pietre levicate dal tempo e dal vento. Mi addormentai per la mole pesante del mio provare, ero stanco, distrutto, mentre, la forza delle onde arrabbiate s'infrangevano sugli scogli bianchi che come sentinelle  impedivano il passaggio al loro riposo sul cuscino della sabbia umida.
Mi risvegliai con  la luce bianca della luna che muta mi osservava dall'alto di un cielo tempestato di stelle, era notte fonda, ero infreddolito e non avevo nemmeno una coperta che mi potesse riscaldare, ebbi paura di nuovo di non appartenere al tempo presente, cominciai a pregare, pregavo per sentire dentro qualche piccola sicurezza, cosa che non accadeva nonostante la predisposizione e il raccoglimento. Decisi allora di tuffarmi nelle acque gelide della notte, volevo farla finita con l'angoscia della non appartenenza,  mi tuffai all' arrivo di una grossa onda bianca, scesi giù  nel fondo dell'acqua, e mentre scendevo veloce, sentii nuovamente l'orologio che era il  cuore, battere  forte gli ottanta battiti al minuto che ci garantiscono che siamo. Risalii in fretta dall'oscurità dell'acqua, ad aspettarmi fuori dal liquido salato, c'era la grande madre luna, che mi riscaldò con i suoi raggi bianchi, e mentre mi riscaldavo il corpo freddo , compresi, compresi con mia grande meraviglia la verità universale, ovvero quella certezza che è intima ed è assoluta, e cioè, che non siamo tempo e non apparteniamo a noi, ma siamo solo  momenti che che sfuggono al tempo , e questi a volte ci catturano con angoscia pura, e  altre  volte con il grande sentire dell'appartenenza al tutto,  tutto, compresi gli angeli del cielo e il  Padrone di tutte le cose che forse è Dio. Ecco veramente chi siamo, siamo  piccoli momenti puri di noi, momenti che sommati fanno di noi piccole stelle luminose, momenti che amplificano le nostre coscienze dolorose e paradisiache, momenti  che ci rendono unici sotto il cielo stellato che copre la terra.

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Pasqui

La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver

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