Venezia
Alla piazza antica
che il tempo non artiglia
rivoli ciarlieri
di genti sconosciute
da Rio Alto corrono.
Identica accozzaglia
in confusione.
A frotte becchi aguzzi
frugano pertugi.
Acquatici ingranaggi
si avvicinano sornioni.
Magnifica una gondola
si desta.
Se gli occhi chiudo
vedo lo sporgersi imponente del gran doge
armigeri prepararsi alla battaglia
mentre il turco sopra il filo
scherza con la sorte.
Ancor mi par di udire la vedetta preoccupata
dall'alto della torre
annunciare l'arrivo delle navi saracene
rincorrersi le voci dei mercanti
per parlar dell'oro, degli intarsi di Bisanzio
di Goldoni le commedie.
Rammento il tuo santo carnevale
e quell'isola di vetro incastonata
nella grazia di movenze
che stupivano i viandanti.
Repentina, la foto di un cinese
mi percuote
mentre un'ala da lontano
bianca, bianca
sorride al presente
a malincuore.
Fra le calli infastidite
dalla turba festaiola
fra le squille
fra i trastulli
fra gli strilli
riluce lo stemma di un leone.
©
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L'autore
Mio Miao
Simone Scala nasce a Senigallia (AN) nel 1971. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo Classico “Perticari”, si laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Urbino nel 1997. Docente precario a partire dal 2000 in seguito al superamento di un concorso pubblico, entra finalmente di ruo
Commenti (2)
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Antonella Bonaffini30 giugno 2009
Autore di indubbia capacità espositiva. L'ho letta tre volte... ed è bellissima.
h
hy ju3 aprile 2012
Turismo industria pesante, dice in una sua piece, Marco Paolini. Poesia descrittiva. Sfavillante e barocca come una maschera del carnevale veneziano da vendere ai turisti.
