Farah
Le dita coperte di fango
danno un nome alla statua di terra
sembra uscita d'incanto dalle ceneri d'Asia
nelle ultime note del giorno
quando la penombra
per rituale antico
fa uscire strani esseri dai tetti
alcuni hanno dipinto il fuoco
altri vestono coperte di paura
tra loro
un collezionista raffinato
di apostrofi cifrati
abbraccia la sua sposa
pare darle l'ultimo bacio
e svanisce nel nulla
un veggente
dall'archivio del tempo racconta
che ha infranto regole divine
chi s'appropria della chiave d'oro
con la speranza
d'aprire la porta arrugginita
nel fumo che s'unisce al buio
la mano scarna diviene spellata
tradisce nervi tesi allo spasmo
e semina struggente follia
avanza su cespugli incolti
un'ombra
che non ravvisa il precipizio
il canto di Alessandra
è del suo stesso pallore
è mesto e cieco
sembra voler fronteggiare l'eterno
mentre l'uomo cerca tra le stoffe
sfoderando un pugnale intriso
già di sangue
nel nero notturno
albeggia lo sguardo paziente
d'una tigre bianca
©
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Commenti (4)
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Paolo Faccenda16 luglio 2009
Insolita, originale devo dire, letta con piacere, da un'idea antica esotica ma sfuggente, non chiara, in prima lettura, come dire arcana e misteriosa, egiziana. Si evince uno stridore d'ansia primitivo e sacrale. Ottima, se posso i miei all'autrice!
Paolo Eroli16 luglio 2009
Una visione continua di momenti e d'estasi... la' nell'India lontana terra di magie una storia da raccontare... Bei versi che trasportano sui luoghi ...una bella poesia!
Veleno16 luglio 2009
Magie di tempi andati... magia d'oggi... sentita in modo personale dell'autrice nei versi cosi' colorati e magici. Piaciuta moltissimo
Antonella Bonaffini17 luglio 2009
E' molto bella... si anche a me ha dato la stessa impressione ...una poesia un po' misteriosa, molto suggestiva. Letta con molto piacere.


