L' albero

Protese le mani al cielo,
sfatto al suo destino
si prostra tenue latente in un mugugno, al suo ineluttabile silenzio.
Cieca é la fronda e il ramo decade d' algore,
né la radice si stende ma sfiocca muta in un mattino.
Non sa se l'abbatté il vento, né se fu la nuda rabbia a farla crepitare,
non sa pur si contorce in danza cieca d' ulivo,
avvinta all'illusione di un raggio rapito.
A trepidare, raggela in sordo fremito
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Commenti (2)
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Kiaraluna18 agosto 2009
Alberi sradicati dall'indifferenza, braccia protese verso un cielo che forse li attende. Profonda e di grande amarezza, sentita moltossimo.
Antonella Bonaffini18 agosto 2009
Versi che lasciano l'amaro in bocca nel ricordar l'indifferena che appartiene a certe realtà.Che dire? Fortemente incisiva, lineare, molto apprezzata.

