Prima donna
Un tremulo tintinnio d' ossa
che giacente ridesta antichi ardori,
tosto rifugge la rugiada annerita
della carne consumata,
nei giorni rubati al far della sera.
Non ripone sui suoi passi gioia,
né spasimi dolenti
ma nel suo abbraccio spigoloso rimette
quei miei passi che cadenti
non levarono orma, né polvere alcuna.
Le gambe non sorressero
l'abbraccio chiuso dall'unghia
e pel domani ruvido offrirono piena assenza.
Riposto, sulle ginocchia lacere,
scava nel petto sordido un solco pel suo cuore,
l'anima mia in conchiglia empia
riecheggia muta speranza in falso nome.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!