Euridice
Non lasciarmi sepolta qui, a bestemmiare
di stelle cadute e stagioni sfiorite,
non in questo luogo di non tempo,
di spazi infiniti e futuri mancati.
Scortami mio musico, saliremo insieme verso
la torre che conduce alla sapienza,
all'oblio, alla lascivia indecente.
Tendimi la mano, fuggiamo da
questa fortezza di ricordi malevoli,
che tu sia luce e ombra in me,
che tu sia fiamma, e lama, e vino,
inebriami di rosso coraggio,
Ci inerpichiamo su scale oscure,
fra le nebbie sottili della mente,
fra corridoi di porte chiuse che urlano.
Dal basso, colpi di martello sull'incudine.
Presto! i cardini non reggeranno a lungo,
quindi affretta il passo, non esitare.
Troppo tardi!
È giunta l'ora del non
avvento, guarda giù e mi vedrai sprofondare,
cerca fra le tue illusioni e saprai che
non sono mai stata altro che uno spettro.
©
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Commenti (4)
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M
Marco Cortese21 agosto 2009
Il mito di Euridice ed Orfeo mi ha sempre attratto, infatti anch'io ho scritto su ciò. La tua poesia è molto gradita, ben strutturata, emozionante
Carla M Casula21 agosto 2009
Pregevole trasposizione in versi del mito di Orfeo ed Euridice. Molto fluida, armoniosa ed efficace. Apprezzatissima.
Antonella Bonaffini21 agosto 2009
Ottima struttura nonostante il tema non perde assolutamente fluidità prestandosi ad una gradevole lettura... ammirata!
AlexMen21 agosto 2009
Righe che hanno una forza che disarma, strutturalmente davvero armoniosa ma soprattutto veramente espressiva. Condivisa!


