Dalla platea
Dalla platea ascolti in silenzio,
mai così denso, colmo di vecchi pensieri,
di nuovi rimpianti,
di lacrime improvvise che riportano a riva,
con la pietra al collo con cui l'avevi gettata,
tutta la consapevolezza,
racchiusa in un frammento di ciò che non sei,
di quel che non sarai.
Ora lasci la platea e guardi il tuo pubblico,
sai che è lì perché lo hai pagato,
provi a recitare una parte di verità,
quella più falsa, che non spaventa,
perché un pubblico vero ti manca.
Fragile senza vergogna d'esserlo,
cercando e aspettando chi
della realtà non si sgomenta.
🌐
Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Fabrizio Diotallevi29 agosto 2009
molte volte il pubblico crede che chiunque calchi un palcoscenico non abbia una sua vita, l'attore il poeta, il giullare il menestrello, tutti li vedono sul palco, ma quando si spengono le luci, speeso si resta soli, e si cerca qualcuno che non c'è, io l'ho letta così, comunque sia poesia veramente molto molto bella
S
Serenasilvestri6 settembre 2009
molto bella e vera, a volte la gente viole sentire solo falsità, forse è il momento che qualcuno impari ad ascoltare anche le parole scomode
