Ovvero
La pioggia che cade regolare
è un alito
al mio farneticare incline al sogno
vivrei in cieli distanti
relazioni compagne
ad esseri sensibili
aironi
scheletriche impronte
ma grandi colpi d'ali
il tempo mi sottrae
tremo agli istanti
che hanno perso generosa conclusione
fuori
distrattamente sembro esistere
dentro
mormorii di pulsioni
ad occhi umidi e sbarrati
©
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Commenti (3)
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Paolo Eroli20 settembre 2009
sofferta intima introspezione di uno stato di disagio temporale interno... Belli i versi, forte il sentimento espresso!
Carlo Sorgia20 settembre 2009
Intensamente bella Coinvolgente al massimo con una chiusa ancor più bella.
Carlo Fracassi21 settembre 2009
Quando andiamo sottopelle il nostro animo si presenta sempre più fragile e delicato che non l'immagine esterna che offriamo di noi. Versi di significativo contenuto, molto apprezzati.


