Vita
salvate il bambino sul ramo
che io non v'arrivo alla flora adolescente
non dormite d'inedia oh quattro passanti
o fragili saranno le sue ossa invernali
se l'intraciglio del suolo d'agonia lo vorrà
e allor vita
la paura che farnetica
il nordico gelo d'impotenza?
vi concedo il mio limite presente
ma chi ero prima d'imbalsamar la legge
avevo forse un substrato d'arbitrio incolto
so di un'esplosione razionale
non posso asserir che i miei gelsomini si salvarono
era buio e ancor lo è oltre il martirio obiettivo
lessi la genesi sul d'orso dei vent'anni
arrivai al torsolo in sette morsi di nichel
m'insegnarono a cibarmi senza spalancar la bocca
sfogliai allor biblioteche col pugnale alla schiena
assalito vigliaccamente dall'ignoto sudicio del vivere
guardatemi in faccia prima di versarvi il mio vino
se mai dovessi strisciar di velluto
sarei nobile per chi mi calpesta
ma non sentirei la ruvidità delle loro risposte
e allor striscio di spine
graffiando di porta in porta e all'uscio attendo
un'emicrania di enigmi che si placchi al capire
la nostra conoscenza di noi
è solo un compendio per specchi
cercarci una forma nei tratti riflessi
l'universo è ancor frutto acerbo
e forse sarem eterni contadini di aridi orti
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L'autore
Sincity
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