Midons, a vos ge m'enclin (Ars dictandi)

Scampolo di scrittura mi rimane
ancora, esperimento rilanciando:
del bilico turbato in cui si immischia
rosa che mi fiorisci angusta:
frammessa intercapedine, interposta fra il lume
dello zaffiro mirante che irradia a me, silente,
intelletto di grazia, e la frusta ragione
ch'ancora non si tace, in risonanza scarsa,
contigua solo all'analogo conforme, autorizzante
Hortus deliciae in cui beante alberga
effusa rima che provando incalzo,
dolorosa la mente prodigando,
ostenta in sé il miraggio che s'attinge
là dove annuncio osteggia col sorriso
conclusa ed ultima parola: di cui intriso,
estro suo leggo, in riso disïato,
m'esser lambito in cotanto sembiante:
immagine ch'è al limite svelata.
Soltanto qui sull'orlo dello iato,
ospite stai, offerta in discrepanza,
rotta ch'hai compattezza senz'appello:
respingi gioia agevole di smalto
impermeabile alla congettura,
dove glissa il pensiero senza appiglio.
Integra resti nel donare il passo
a insinuazione d'arrischiato senno,
narciso abbandonando alla sua eco,
gratuitamente invece rispondendo, tu:
estorci la rinuncia non richiesta,
lenta dai, controchiave di potenza,
inganno che avvalora l'intenzione:
chiami, serrando e disserrando sì soave,
ambita persuasione in divergenza.
©
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L'autore
Presnaghe
Sono nato a Roma nel millenovecentoquarantanove il sei di febbraio. Da sempre vivo a Cagliari: queste due città sono i luoghi del mio amore e della mia memoria. Mi cimento, con discutibili risultati, con la poesia fin dall’adolescenza. Credo nella forza della parola e questa forza cerco di far comprendere e di trasfond
Commenti (2)
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Clodiaf090414 novembre 2009
Sfiora la sperimentazione questo componimento, anche se adopera il lessico del medioevo. Ha qualcosa che coinvolge e incuriosice.
G
Gennaro14 novembre 2009
Versi erotici che non turbano ma che attorcigliano il corpo, la mente e fanno persino strabuzzare gli occhi!

