Canzone per le donne specchiate in un uomo
tranne per quell'uomo
che s'inerpica nel cinismo
oggi mi sento iridescente
muta l'armonia del Tamigi
se l'attraverso con lui
tallone incarnato di spine
la sua mano di loto non grida
è una lancia rotta scagliata
sull'elmo di antiche spaccature
indisturbato rotola sul colle del mio oblio
fosse almeno un pastore dei gesti cremisi
l'amarezza del mezzogiorno consolerebbe la tavola
invece imbandir di sbronze civette il soffitto
per negoziar anche la noia recitata alla poltrona
odio i baffi che paion nappine articolate al sorriso
indosso gli stivali senza gambe da calzare
come l'indumento salace dell'intrepido rubacuori
svengono d'ardore gli avventori d'amor fischianti
ronfano d'idiozie nei mesi del Platone vedersi
galantuomo sono insolente di mirabile profondità
ti sei già perso di viltà e ancor non ti ho accolto in me
sarò diplomatica
leggerò il suo giornale di torto tiratura
un esercizio di seduzione al flagello
son madre di questi pargoli pensieri esigenti
e sentirmi donna di braccia forti al gergo palpitare
ho una testa viva su questo busto e padrona di me
uomo scansati la tua scena è finita ora è il mio atto
mi specchio nel suo essere
larve coralline rientrano nei gusci
qualche farfalla molle di volo
esclama teneri vuoti d'oscurità
la carrozza del pensiero sfreccia impazzita
chissà cosa mai penserà
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L'autore
Sincity
Commenti (1)
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Clodiaf090415 novembre 2009
Uomo scansati, oggi la scena è mia... In questo passaggio si coagula il rancore di donna e la voglia di rivincita qui espresso in immagini quasi surreali contro una figura d'uomo ben definita, vanesia, egocentrica. Poesia difficile nella lettura ma non per la vuota ricerca di vocaboli preziosi bensì per la forza dolenete che emana.

