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Morte 18 novembre 2009 · lettura 1 min · 4748 letture

Il mio funerale (delirio VII)

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Luca Torri 255 poesie pubblicate
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A volte, quando ho la barba sfatta e le mie occhiaie non vedono la luce del sole da almeno cinque giorni; a volte, quando ho le unghie troppo lunghe, i denti gialli e dovrei farmi una doccia perché puzzo come un mozzicone nel posacenere pieno della stazione Mi viene il dubbio che la mia vita faccia veramente schifo. Avete mai immaginato di morire? Io si. Intendo, assistere dalla prima fila al vostro funerale, intendo, la luce commossa, i parenti, gli amici che si soffiano il naso nei fazzoletti; intendo corone di fiori e parole solenni tutte esclusivamente per voi? No, io no. E' buffo, ma quel giorno, penso, nell'ora più triste ci sarà il sole e tutti saranno al mare Mi ci vedo: sbarbato, profumato; pallido e bello come un principe pronto a far innamorare la principessa al ballo E chiuso là dentro. Immobile, solo, mentre fuori voi vi divertite, e sbocciano le prime scollature... Questo immagino, e mi fa rabbia: Non potermene poi lamentare.
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Commenti (11)

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Giorgia Spurio18 novembre 2009

tocca il profondo dell'essere. il tema molto delicato: una morte vissuta in prima persona. anch'io, mi è successo di pensare alla mia morte, assistere alla cerimonia funebre, vedermi nella bara, vedermi di una bellezza incredibile mai avuta prima, il paradosso che proprio in quel momento che non c'è più vita la si acquista. ho immaginato i miei, lacrime, amici, fazzoletti, facce incredule e la pena. in questo delirio è stupendo come descrivi la mente assurda dell'uomo che vuol esser compianto e rimane egoista anche dopo la morte. immaginare una cerimonia dove non c'è nessuno e sentire rabbia, gelosia, invidia, per quel mare che mai più sarà capace di sentire la pelle di colui che non c'è. ma più si desidera la morte più invece arduo è il desiderio di amore

Rosy Marchettini18 novembre 2009

Io si, l'ho immagoinato ed ho scritto anche una lettera per le persone che verranno al mio funerale,...per la sola persona che mi è venuta a dare l'estremo saluto Questa tua poesia mi piace molto per come ironizzi sulla morte e quindi sulla vita, bel carattere E che ne sai invece se morirai a natale e tutti diranno: ma proprio oggi doveva morire questo qua? Ma i tortellini li potremmo mangiare? Scherzi a parte mi è piaciuta moltissimo questa tua

Antonella Scamarda18 novembre 2009

L'importante è che quelli che tu hai amato, sappiano QUANTO tu li hai amato. E poi in prospettiva di questo evento, fatti la doccia ogni giorno, che non dicano che puzzavi! La poesia mi è piaciuta tantissimo.

Pino Tota18 novembre 2009

Notevole e inquietante... anch'io immagino spesso di "vivere" quel momento scrutando bonariamente i presenti da non so dove... comunque ho dato istruzioni, se possibile, di spargere le mie ceneri sul passaggio pedonale di Abbey Road...

Ozan18 novembre 2009

Clochard da vivo... principe da morto. Bella storia! Io non andrò al mio funerale. Se fara' caldo me ne starò al fresco nel bosco. Lo spunto del verso è ottimo: Lento cadenzato e il più lontano possibile dal reale.

Barbara Golini19 novembre 2009

molto profonda e toccante... il tema della caducità della vita che inquetso particolare momento mi trova appieno. Un versificare sulla voglia di esserci anche quando non ci tocca più, nonostante non riusciamo a coglierne il valore in vita... bella. .

Michele Tropiano19 novembre 2009

l'ho immaginato spesso anche io. quasi mi dispiace non esserci al mio funerale. la poesia mi ha veramente colpito, decisamente originale. le parole sono scelte molto bene, lo stile dei versi a mio avviso si adatta molto bene al tema della poesia. un barbone da vivo, addirittura puzzolente come mozziconi di sigarette alla stazione (mi sembra quasi di sentirlo il puzzo, poi principe da morto. abbellito per l'ultimo incontro "ufficiale", mentre la vita per gli altri seguirà poi il suo corso normale. mi è piaciuta un sacco veramente

M
Massimiliano Manocchia19 novembre 2009

Hai portato consapevolezza su un pensiero che tutti abbiamo avuto almeno una volta nella vita e spesso senza accorgercene, o senza volerlo. L'hai fatto a tuo modo, con la caustica bellezza di cui sei capace quando metti mano ai versi. Purtroppo credo sia stata poco compresa, a leggere i commenti...

Salvatore Ferranti22 novembre 2009

Questa poesia è un capolavoro, per stile ed ironia. Non è facile parlare della propria morte, e farlo in maniera cosi leggera, quasi divertita. L'autore dimostra grande maturità e una capacità d'introspezione non comune.

Anna Maria Scamarda24 novembre 2009

Non so perché, ma i tuoi versi, mi suscitano tanta tenerezza ... Anche negli umani sentimenti di rabbia, del non potersi lamentare degli indifferenti al proprio funerale. Sì, anch'io, come credo molti di noi, ho immaginato il mio funerale. Senza però il pensiero di non potermi lamentare per gli indifferenti. Che dobbiamo farne dell'indifferenza degli altri? A maggior ragione, non credo potrà interessarci in quel fatidico giorno. L'amore che si dà, dovrebbe tornare sempre indietro. Ma se anche così non fosse, credo che in questa vita, così nell'altra, sia più importante capire quanto abbiamo amato che non quanto il nostro amore sia stato ricambiato. L'amore arricchisce sempre chi lo dà e impoverisce sempre chi lo nega.

Antonio Biancolillo24 novembre 2009

Io l'immagino diversa... e mi duole come l'Autore non poter assistere all'evento... Mi sarebbe proprio piaciuto provare quel giorno... ma sicuramente... il piacere deve essere ora... quando ancora riesco a sentire gli odori e il tatto della pelle di chi amo... e deve essere ora che devo aver bisogno delle carezze e dei sorrisi... però non è male immaginarlo soltanto... Bellissimo il tuo spunto riflessivo...