I folletti della luce
Quando l'alba, di sciabola,
buca la notte, ecco lesta
arrivare mite l'aurora; è
allora che nel bosco, si sente
sfrascare la foglia, che mossa
da invisibile mano muove e
veloce saetta e molle ricade
leggera sull'umido manto.
Tutt'intorno, c'è un gioco
intarsiato di fate, di gnomi,
che il primo chiarore ha sorpreso
ancora a danzare, fra lazzi
sollazzi e schiamazzi, nel vecchio
bosco, che rotto l'incanto, trasale di
luce e sobbalza e si muove
sul piccolo mondo fatato, che
il primo abbaglio dell'astro,
dietro lo specchio nasconde.
E dell'usignolo il cinguettare,
ricolma di musica, la rupe scoscesa
di more e di funghi, dove il folletto
dimora nascosto dall'umana pupilla
e in segreto prepara i suoi magici
intrugli di antiche ricette fatate,
cantilene strane, formule sparse,
che aprono ombrelli di luce, su
tormenti d'amore e opache
armonie. C'è la cruna d'un ago
e lesta ricuce lo strappo,
l'invisibile mano.
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