Crisi
Tutt'intorno c'è aria di sgomento,
la gente scende in piazza a protestare.
Chiudono le fabbriche, si allucchettano
i cancelli, di una crisi che chiamano mondiale.
Intanto, spuntano i comitati di protesta a
profondere ragioni, dei sacri alterni vincoli.
Si formano cortei, sull'onda del farei,
si invadono le strade, si urlano ragioni,
sulla scia d'una rabbia ematica di dure
frustrazioni, che circolano nei capillari
e nelle menti, dei dipendenti pendolari.
L'ordine del giorno, parla di cementificare
gli alberi, i prati le fate e pure il mare, che
ormai le collusioni del potere, non sentono
ragioni su leggi opzioni in putrefazione.
Intanto, i rifiuti hanno detto addio ai
cassonetti e circolano liberi per strada,
in barba all'inceneritore che nessuno
vuole avere, nelle vicinanze o dietro casa.
La disoccupazione avanza e ormai non c'è
speranza, che riprenda l'abbondanza di
mestieri, nei cantieri cui il soldo non
avanza e la miseria incombe.
La lotta sarà cruenta e dura perché non
si arresti il lento moto di questa ricostruzione
faticosa e giusta. Resistere e lottare per chi
più non è e per chi perde il posto di lavoro.
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