Ci sarà sempre
quando s'indora
la malinconia del sole
l'ora si fa spuma
e il fertile tempo
carezza le fanciulle
dagli anni
non ancor nutrite
tornate a narrar d'alveari
di miele che avvolge vergine
ed esala lo sciame dei capelli
nei fianchi fermaglio
voi che nascete per l'addio
al mio viso incredulo d'antico
come eran prelibate le sere
mormorii di notti ispirate
e le strade frequentavano gente
di linde bocche senza lamenti
che non sentivi rumori di luci
ad abbagliarti il volo invernale
son nato di marzo
senza guinzaglio stagionale
a farmi trascinare dai mesi
ho accigliato i piedi
e bevuto il sidro dei passi
assaporando ogni mio andare
tornate a saziarvi in volo
voi pensieri dissolventi in gabbia
allargate l'aria che io possa respirare
anche il rintocco a planar più villano
e anche se ancor navigherò nel Lete
ci sarà sempre un occhiello
da cui spiar le sue lentiggini
e alla sorte non resterà
che udir la paralisi del mio silenzio
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L'autore
Sincity
Commenti (1)
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El Corripio23 novembre 2009
Sicuramente una poetica d'altri tempi, di quelle da interpretare, non di immediata comprensione. Ma è proprio questo il fascino della poesia dall'autore ben scritta, nel contenuto e nella forma. Son quelle poesie che rileggeresti sempre volentieri senza annoiarti.

