Il terremoto, la guerra ed il coraggio

Lo spietato boato, la mortale brezza, i rabbiosi gemiti e poi la candida neve,
Della giustizia divina, la tecnica umana, non è che cinica immagine di metrica breve,
Il mostro del lago, il ruggito che l'umano ardimento, mai con fermezza, vanterà di domare,
Trasformato per viltà, si rende per noi silenzio di fuoco miserevole da ascoltare.
Dell'invincibile fato, dell'alacre morte che la natura apporta,
dei lascivi ordigni, del nemico, della vittoria che l'uomo vagamente riporta,
delle scelte, della vita, dell'amore, della fiamma tenue che dei sacri monti è fulgida illusione,
del coraggio, degli incanti, noi figli di Marte ora votiamo loro a profana visione.
Nessuna televisione, nessuno sterile spot, nessuna arida polemica,
L'Italia è grande perché grande sarà il dominio di parvenza bellica,
Nessun ausilio dal barbaro nemico che per propaganda e nobiltà ci tende la mano,
Ancora attendono gli irredenti confini ed il Piave nel tempo è ancora lontano.
Noi che irridiamo al coraggio, con colpevole ed audace irriverenza,
Nelle nostre case ove regna il silenzio e la rabbia si tramuta in spettrale indifferenza,
Noi che alla vita ci donammo perché attendevamo il treno per la guerra,
Noi che moriremo lontano per l'Italia e non accanto alla nostra amata terra.
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