Gabbie
A quale luce
volgersi
nel vivere più opaco
e quale voce seguire
che ti chiami al porto
tra le foschie degli anni inquieti
mai l'ho capito
ho divelto sbarramenti
di gabbie
infine reali
e ritrovato sempre un susseguirsi
di monti invalicabili
ho congiunto piastrelle
in percorsi ipotetici
pavimenti
risultati poi brutti mosaici
da disfare e ricomporre in cieli uguali
e l'acqua che
nel divenire ha dilatato
il cruccio in pianto
miscelando imputridito
un vecchio mosto
ora riesco
a riempirmi il gozzo
senza alcun merito
solo
ho i capelli bianchi
e il gusto impoverito dell'oggi
che finisco
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Commenti (3)
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Paolo Ursaia29 novembre 2009
Aspra, dolente poesia, incisa in versi raffinati, di grande potenza espressiva. Piaciuta
Paolo Eroli29 novembre 2009
versi centellinati come bicchieri di tristezza... sai far capire il dolore che si prova... ed un rammarico ...per mille cose spese aspettando... una poesia bella e vera... da rileggere spesso!
Rasimaco29 novembre 2009
versi intrisi di malinconica tristezza, sofferta ed acre quasi aspra nella consapevolezza del tempo che è passato senza nulla recare... bella!


