La campagna mi spaventa
ruota la pigrizia
tra le pale del mulino
mentre il grano dorme
e già inventa
un nuovo miracolo
volan d'ozio
i cieli confessati
nel ritaglio di stormi
e nuvole vischiose
che s'incollano agli occhi
delle sere sempre uguali
offre il suo pozzo
un silenzio ignorante
il profondo suo avere
a tutti coloro
che vogliono cadere
nell'asprezza nostalgica
formiche impregnate di lavoro
schive d'ogni lacrima felice
che la brina tramanda dai fiori
correggono l'ortografia della terra
per deviar veloci nelle lor colonie
quanto chiasso in questo silenzio
inettitudine a suoni mai uditi
dove la città pare la quiete
per le mie certezze
la campagna mi spaventa
così infinita da separarmi l'anima
dal reale al delirio del perdermi
perdermi nella confusione
di regole sconosciute
di colori che parlano tra loro
e non trovo traduzione
nel mio saper di fabbrica
se dal balcone cerco un po' di smog
la fisso senza pensarla
mi appare nervosa
ma non mi chiedo il perché
potrebbe rapirmi nella sua fotografia
e trovarmi sperduto
nelle lande di nuovi scenari
impressione di appartenenza
al grigio che sostiene
ogni mio dubbio
leggere tra la limpidezza
rende miope ogni convinzione
quella campagna così chiara
è la trasparenza che ha trascritto
ogni mio errore
dove anche la nebbia mi sputa in faccia
la sua critica di un me mai digerito
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L'autore
Sincity
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