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Impressioni 7 dicembre 2009 · lettura 2 min · 1326 letture

Raffreddore del vivere

Sincity 198 poesie pubblicate
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un fil di lana giallo dal maglione del sole quasi breve raggio di Buddha si reincarna nel freddo che fiorisce qui e la il mio gatto ancor dorme sui detriti estivi incrostati al davanzale il suo pelo d'aria e sonno al giaciglio del tempo mostra la rotondità delle ore che s'annunciano sui muri e le sento ticchettare è un mattino di cose già scartate da chi accumula il mio freddo spolverato dalle città nordiche sfogliate nei sogni e ora son senza misteri da annegar nel caffè ma forse son solo cadaveri lasciati per strada poi qualcuno passerà a vendermi le loro anime non è il ricordo di strade deragliate a fermare il cammino nel progetto dei passi ma dover imitare un nuovo giorno e un giorno ancora perché nessuno sospetti che sono cambiato cambio io ma le voci son uguali rauche d'albe volte al tramonto son condor ribelle in un metro di cielo e il mio nido sottoscala del paradiso su cui meditare lunghe urla di peccati infernali e con ciò che avanzerà di un temporale farò un martello di fulmini e chiodi di pioggia per risuolare i piedi consumati in quella lavagna di giorni scritti e poi cancellati nel raffreddore del vivere che starnutisce di vecchio
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Commenti (1)

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V
ValeriaCabrera14 dicembre 2009

"è un mattino di cose già scartate" per me è questo il verso chiave, quello che ho più apprezzato. L'idea di quella ripetitività che ti si attacca addosso, che fa sentire intrappolati nello stesso circolo, senza via d'uscita, al punto da aver l'impressione di vivere momenti già vissuti- per me è questo quel "raffreddore del vivere che starnutisce di vecchio". Non sembra esservi tuttavia una resa alla ripetizione, ma il testo sembra chiudersi con l'autore che si prepara a "risuolare i piedi consumati" per cancellare i giorni già scritti. Interessante anche l'idea che, nonostante i "giorni uguali che si inseguono", come diceva Neruda, l'autore si veda in trasformazione. Poesia apprezzata e molto condivisa per contenuto (se non ho travisato).