Raffreddore del vivere
un fil di lana giallo
dal maglione del sole
quasi breve raggio di Buddha
si reincarna nel freddo
che fiorisce qui e la
il mio gatto ancor dorme
sui detriti estivi
incrostati al davanzale
il suo pelo d'aria e sonno
al giaciglio del tempo
mostra la rotondità delle ore
che s'annunciano sui muri
e le sento ticchettare
è un mattino di cose già scartate
da chi accumula il mio freddo spolverato
dalle città nordiche sfogliate nei sogni
e ora son senza misteri da annegar nel caffè
ma forse son solo cadaveri lasciati per strada
poi qualcuno passerà a vendermi le loro anime
non è il ricordo di strade deragliate
a fermare il cammino nel progetto dei passi
ma dover imitare un nuovo giorno e un giorno ancora
perché nessuno sospetti che sono cambiato
cambio io ma le voci son uguali
rauche d'albe volte al tramonto
son condor ribelle in un metro di cielo
e il mio nido
sottoscala del paradiso su cui meditare
lunghe urla di peccati infernali
e con ciò che avanzerà di un temporale
farò un martello di fulmini
e chiodi di pioggia
per risuolare i piedi consumati
in quella lavagna di giorni scritti
e poi cancellati
nel raffreddore del vivere
che starnutisce di vecchio
🌐
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L'autore
Sincity
Commenti (1)
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V
ValeriaCabrera14 dicembre 2009
"è un mattino di cose già scartate" per me è questo il verso chiave, quello che ho più apprezzato. L'idea di quella ripetitività che ti si attacca addosso, che fa sentire intrappolati nello stesso circolo, senza via d'uscita, al punto da aver l'impressione di vivere momenti già vissuti- per me è questo quel "raffreddore del vivere che starnutisce di vecchio". Non sembra esservi tuttavia una resa alla ripetizione, ma il testo sembra chiudersi con l'autore che si prepara a "risuolare i piedi consumati" per cancellare i giorni già scritti. Interessante anche l'idea che, nonostante i "giorni uguali che si inseguono", come diceva Neruda, l'autore si veda in trasformazione. Poesia apprezzata e molto condivisa per contenuto (se non ho travisato).
