Un passero al solstizio di dicembre
Penserei bene di marzo, oggi,
perché non ne ricordo quasi quel quasi quasi inverno
accompagnarmi
ai fossi in cui poi la fretta delle rinascenze
al primo sole falso diede febbre agli albicocchi
e li gelò. Avremmo detto poi che cadde un raggio non che fu mandato
come le fortune improvvise che si voltano a sventure
di quel perciò non fiorirono le neonate gemme.
Così distanti sono gli allora bianchi teneri
che questi legni
astuti in ogni tronco appaiono vene al cielo:
eppure nudi sono di se stessi!
Qui, gli stessi
dove s'aspettano la tinta della neve in posa lenta
stridulo
- quando s'annida -
questo stesso
canto che non scioglie.
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Commenti (1)
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M
Marina Como11 dicembre 2009
Anche i passeri sono sgomenti dai cambiamenti climatici! Una poesia dove la tecnica del richiamo delle ripetizioni la fa da maestra. Induce a riflettere, rileggere e rileggere ancora con le nuove chiavi offerte alla lettura. E l'inceppo dei versi che costringe il lettore a fermarsi, a staccarsi da una scena per trovarsi in un'altra! Straordinaria composizione prediligo il richiamo degli "stessi", dove gli alberi "nudi" di loro stessi non cantano più, come il passero "stridulo" che non inneggia ad un amore fuori delle stagioni.