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Impressioni 16 gennaio 2014 · lettura 2 min · 1520 letture

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Ferdinando Giordano 120 poesie pubblicate
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Una secchezza immutabile si raccoglie nella strada, un rito semplice di setticemie svolazzanti, di coleotteri gaudiosi, di fogli che urlano notizie marcite prima di essere urlate. I residui dal vivo immancabilmente ci superano. Confluenze autunnali cedute per un soffio agli accidenti del viale. E transenne che richiamano attenzione al piede: che avrebbero fatto se le foglie fossero state anime pesanti? Una foglia è una cassa toracica con alveoli a sbalzo, pannelli solari, collettori pluviali, e tutta l’acqua e la luce si uniscono in piccole sfere energetiche. Eppure, senza capire la gravità o il congegno di atterraggio, la foglia torna al pianeta il volume occupato e muta lo spazio. Hanno posto una barriera in quel punto: il destino accomuna i passi al volo senza improvvisare. Il destino ha una timbrica di nacchere, di Vida breve, poi svolazza come organza irrimediabile di sposa, ma è sempre nacchere, nacchere rapidissime. Un suono troppo veloce per ascoltarlo in anticipo. La foglia cade perché il vecchio deve lasciare. E il vecchio cade perché come d’abitudine bisogna farsi da parte. Si poggia il berretto per la cervicale, il costume pesante delle ossa va in un armadio e poi si cade. Nella caduta c’è un momento finale in cui tiriamo a noi la terra come il fazzoletto di un mago. Diventiamo scomparsi per restare universali, ma non muta lo spazio se non lasciamo il luogo. Qualcuno, qualcosa ci accade: fiori, insetti, o grezzo minerale in una geologia sommersa da scarpe e stivali. Dobbiamo passare la mano ad occhi chiusi, per fermare quel suono. Fidarci del mago che ci fa attraversare la volta e starcene nudi nel tempio stellato. Tuttavia, la mano della tramontana mescola le carte per liberare lo spazio nel viale - non solo quel viale, non solo questo spazio: per qualcuno è un viatico. La foglia cade perché il vecchio deve lasciare. Oooooh, si tenevano i piccioli al legno elevato, si tengono i vecchi al legno delle assi. Ci teniamo ad ogni cosa ben piantata quando la quotidianità è il filo di lana.
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