Sollevando la polvere dalle parole
Lasceresti che fosse un bacio
come provammo
a mostrare il frontespizio dell'angoscia
in una smorfia. Se poi potessi sulle tue labbra cadendovi
il trine fine sottile che fa sul volto
l'inequivocabile broncio nel darsi a strappi; un forse adesso
si potrebbe, ma mi piaceva solo toccare il frutto
titillare i bruni e il rosa e l'arco intero delle tue pulsioni
e non si deve questo, oltre,
perché dorme l'angelo nella sua seria culla
di là, nel sogno ornato dalla crescita che per taluni lumi
oziano ora.
Quando dirai in data del tuo santo
scrivimi ad inchiostri a carte nuove
quel linguacciuto merlo che ingabbia questa notte
e la rimpatria pelle nella pelle
quasi a trovare vie nella memoria;
e uscir di senno
prima che un gemito sollevi
la polvere dalle parole.
🌐
Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!