Il ricordo
Nella stazione, sempre, mi ritrovo bambino
risento gli sbuffi di vapori in pressione,
risento l'odore di carbone e di olio bruciato,
l'intenso profumo dell'inizio di un viaggio.
Mi rivedo, con naso sul vetro e l'occhio di fuori,
a guardare tutto quello che accade d'intorno
e, sulla panca, quel signore in silenzio osservarmi.
Sembra vecchio, due lacrime gli rigano il viso.
"Certamente non ti piace viaggiare, perché piangi?"
Bimbo mio, una volta ho viaggiato, costretto,
chiuso in un treno con altri tremila,
non c'erano panche e non c'erano vetri,
ma solo buio, per coprire il pianto e il dolore.
Questo ricordo su ogni treno mi prende
e continua, mai smesso, il mio pianto infelice.
Ad un bimbo non disse, quel vecchio signore
che sulla juderampe, banchina di sangue,
finì con quel treno quel suo buio viaggio;
non gli disse del corpo trafitto dagli aghi,
offeso dal nudo e straziato dai cani;
non gli disse del suo non respirare
quando al cielo, dai forni, il fumo saliva.
Mai dimenticherò l'odore del treno
e il ricordo di un vecchio signore
a cui altri uomini tolsero il desiderio di vita.
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