Per dire delle vecchie case in noi
Qui una porta ha cardini smossi
ma la soglia induce oltre.
Ci conta gli ingressi il dubbio della volta:
che fosse ieri il calcio ai suoi gerani?
- Nemmeno avessimo addosso il pianto dal cortile
a qui che si spande dal basso -.
Già, il basso da cui fuggivano scale
e noi per primi
verso i rialzati, anch'essi a nudo di danaro
ma più ricchi di perfidia
e poi più su, al quarto piano della marunnella.
Tu non crollasti mai.
A qualcuno la soglia o la porta
fanno asma da muffe come in me l'umido pensato:
ci sono corse che il cuore fermerebbe sulle ringhiere marce
nei giusti cedimenti a soste di rifiato
per dire di noi:
un libero stare aperti al chiuso.
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Commenti (3)
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Enio Orsuni15 dicembre 2009
ogni volta superi te stesso. questo è il mio commento. ferdy
M
Marina Como15 dicembre 2009
C'è tutto in questa poesia: atmosfera e rimembranze, introspezione e paesaggi, vita di quartiere ed amicizia (o forse vi è un solo bambino ed un adulto) L'uso delle figure retoriche hanno un profondo valore introspettivo e ci par anche a noi di esser quei monelli "ieri", ed invece è già oggi, e la vita è sempre dura comunque vadano le cose, ma non si può imprigionare il pensiero, ed il poeta scioglie la struttura e la fantasia.
Pietro Roversi17 dicembre 2009
Caspita com'e' sicuro il discorso, com'e' implacabile il ritmo, e serrata la logica, consistenti le scelte lessicali, la sintassi. In questo testo c'e' tutto! Ammirazione e gioia nel leggerlo e rileggerlo. Raro, vero, grato.

