Quale che fu l'attesa divenne una gioia
Nelle pieghe dell'ora tace la civetta della noia:
negli occhi ha solo il bosco dell'abbandono.
Attende il rintocco dei passi
quel tic tac che sono la campana dell'arrivo.
Comunque appoggiati,
questi minuti parrebbero eterni:
un confine circuìto,
un limite allo sbando esalato,
più che un gesto isterico alla civetta;
non si alleggerisce il peso sul ramo.
Se mi fosse dolce l'assenza
sarei vuoto.
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Commenti (1)
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Enio Orsuni21 dicembre 2009
bella civetta 'sta noia. ma tu, quanno ce sarai vuoto? sei sempre così pieno d'energia... magica penna amico mio!
